Visto per una startup innovativa
L’Italia si conferma un Paese dinamico e sempre più attrattivo per l’innovazione e l’imprenditoria, grazie a politiche governative specifiche volte ad attrarre talenti e investimenti stranieri. In questo contesto, il visto per una startup innovativa in Italia rappresenta un’opportunità strategica per gli stranieri dotati di elevate competenze imprenditoriali, innovative, che desiderano avviare un’attività ad alto contenuto tecnologico sul territorio italiano.
Questa tipologia di visto si inserisce in un quadro più ampio di facilitazioni per l’ingresso e il soggiorno, che mirano a semplificare le procedure e a rendere l’Italia un luogo fertile per lo sviluppo di nuove imprese innovative. Il percorso conduce al rilascio di un permesso di soggiorno di lunga durata, essenziale per la realizzazione del progetto imprenditoriale.
Sebbene il Governo abbia implementato misure di semplificazione, quali la centralizzazione e la digitalizzazione delle procedure, l’ottenimento del visto e del successivo permesso di soggiorno richiede una profonda conoscenza del quadro normativo e una gestione attenta delle interazioni con le diverse autorità, dal Comitato tecnico “Italia Startup Visa” alle rappresentanze diplomatico, consolari e alle Questure.
La complessità dei requisiti legali, la documentazione specifica e le scadenze rigorose rendono fondamentale un’assistenza professionale qualificata. Lo Studio Legale Internazionale Boschetti offre un servizio esperto e specializzato per accompagnare gli imprenditori innovativi nel loro percorso, dalla valutazione iniziale dei requisiti fino al conseguimento del permesso di soggiorno definitivo, garantendo la massima efficacia e conformità alle normative vigenti.

Cos’è una Startup innovativa
La nozione di startup innovativa in Italia è stata introdotta e definita dal Decreto Legge 179/2012, convertito con modificazioni nella Legge 17 dicembre 2012, n. 221, segnando un momento chiave nel riconoscimento e nel sostegno dell’imprenditoria ad alto contenuto tecnologico nel Paese. Non si tratta di una generica nuova impresa, bensì di una società di capitali, anche in forma cooperativa, di diritto italiano o una Societas Europaea, che deve avere la residenza in Italia ai sensi dell’articolo 73 del DPR 917/1986. Le sue azioni o quote rappresentative del capitale sociale non devono essere quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione.
Per essere classificata come startup innovativa e beneficiare delle agevolazioni previste, la società deve soddisfare una serie di requisiti precisi. Deve essere operativa da non più di 5 anni, avere la sede principale in Italia e un fatturato annuo inferiore a cinque milioni di euro. È fondamentale che non distribuisca utili e che il suo business esclusivo o prevalente sia incentrato sull’innovazione tecnologica. Inoltre, non deve essere stata costituita a seguito di fusioni, scissioni societarie o cessioni di azienda o di ramo d’azienda.
La Legge n. 193/2024, inoltre, ha introdotto l’obbligo che la startup sia una micro, piccola o media impresa (MPMI) secondo la raccomandazione UE 2003/361/CE e ha escluso espressamente le attività prevalenti di agenzia e consulenza. Le startup possono ora godere dei benefici per i primi 3 anni dalla data di iscrizione nella sezione speciale, con possibilità di permanenza fino a complessivi 5 anni (con requisiti aggiuntivi) ed estensione fino a 9 anni per la fase di scale-up
A questi criteri di base, si aggiunge la necessità di soddisfare almeno uno tra i seguenti requisiti qualificanti: destinare almeno il quindici percento delle proprie spese ad attività di Ricerca e Sviluppo, oppure avere un team composto per almeno un terzo da dottorandi o dottori di ricerca (o personale con almeno tre anni di esperienza in ricerca) o per almeno due terzi da laureati magistrali. Un altro criterio accettabile è essere proprietaria, depositaria o licenziataria di un brevetto, di una privativa industriale o di un software originario registrato presso la SIAE.
Non esistono vincoli anagrafici per l’imprenditore, né limiti settoriali o geografici all’interno del territorio nazionale. Gli incubatori certificati rivestono un ruolo importante nel sostenere queste nuove realtà imprenditoriali, offrendo servizi di incubazione e accelerazione. La comprensione approfondita di questi criteri è essenziale per chiunque aspiri a ottenere un visto per una startup innovativa in Italia e il correlato permesso di soggiorno.
Requisiti per richiedere il Visto per Startup in Italia
Per gli stranieri che ambiscono a costituire e avviare una startup innovativa sul territorio italiano, il visto per una startup innovativa in Italia, previsto dall’iniziativa Italia Startup Visa, richiede l’adempimento di specifici criteri e la presentazione di una documentazione dettagliata. Il requisito fondamentale per l’ottenimento del visto è il rilascio del Nulla Osta da parte del Comitato tecnico “Italia Startup Visa”, un organo incaricato di valutare la validità dei progetti imprenditoriali innovativi. Il richiedente deve compilare un modulo specifico, fornendo il proprio curriculum accademico e professionale, oltre a informazioni approfondite sull’idea e sul modello di business, la tipologia di prodotto o servizio da sviluppare e il mercato di riferimento.
Un altro requisito imprescindibile è la dimostrazione della disponibilità di risorse finanziarie dedicate alla startup innovativa, per un importo non inferiore a 50.000 euro. Tali fondi possono provenire da diverse fonti, tra cui capitali propri dell’investitore, finanziamenti da fondi di venture capital, altri investitori, portali di equity crowdfunding o enti governativi e non governativi, anche in combinazione tra loro. La prova di queste risorse finanziarie deve essere attestata tramite lettere rilasciate dalle banche presso cui i fondi sono depositati o lettere di conferma del finanziamento. Nel caso in cui il finanziamento provenga da incubatori certificati, è possibile includere nell’ammontare complessivo anche il valore dei servizi “in kind” che l’incubatore si impegna a prestare.
Il richiedente deve anche sottoscrivere una dichiarazione di impegno ad utilizzare i fondi per la costituzione e il funzionamento della startup. Una semplificazione significativa si ha quando il cittadino straniero extra, UE ha ricevuto la disponibilità da parte di un incubatore certificato ad accoglierlo: in questo caso, la dichiarazione d’impegno dell’incubatore è sufficiente per il rilascio del Nulla Osta del Comitato, fermo restando l’obbligo di dimostrare la disponibilità delle risorse finanziarie. Infine, sono richieste la dimostrazione di un’idonea sistemazione alloggiativa in Italia e di un reddito, acquisito nell’esercizio finanziario precedente nel Paese di residenza, superiore al livello minimo previsto per l’esenzione dalla spesa sanitaria, attualmente circa 8.400 euro. Questi requisiti sono cruciali per la successiva richiesta di permesso di soggiorno.

Start-up innovative: procedura per il visto
La procedura per ottenere il visto per una startup innovativa in Italia si articola in diverse fasi, che richiedono precisione e rispetto delle tempistiche per i stranieri interessati a intraprendere questa avventura imprenditoriale. Il primo passo fondamentale è la candidatura per il Nulla Osta del Comitato tecnico “Italia Startup Visa”.
Il richiedente deve creare un account sul portale dedicato e compilare i formulari online, fornendo i propri dettagli di contatto, un curriculum vitae, la selezione della tipologia di investimento (se applicabile, o il business plan per startup) e la documentazione attestante la titolarità, la trasferibilità e la lecita provenienza delle risorse finanziarie, oltre all’assenza di condanne penali. In alternativa, una dichiarazione d’impegno da parte di un incubatore certificato può semplificare questa fase di valutazione. Il Comitato valuta la candidatura entro trenta giorni dalla presentazione della documentazione completa e acquisisce anche il Nulla Osta provvisorio dalla Questura competente.
Una volta ottenuto il Nulla Osta del Comitato, il richiedente ha sei mesi di tempo per presentare la domanda di visto per una startup innovativa in Italia presso la Rappresentanza diplomatico-consolare italiana competente nel proprio Paese di residenza. Alla domanda di visto devono essere allegati:
- il Nulla Osta,
- la documentazione originale già presentata per la candidatura,
- la dimostrazione di idonea sistemazione alloggiativa in Italia,
- la prova di un reddito annuo minimo.
Le Rappresentanze diplomatico, consolari, dopo le opportune verifiche, rilasciano un visto di lavoro autonomo startup della durata di un anno.
Successivamente all’ingresso in Italia con il visto, entro otto giorni lavorativi, il titolare deve richiedere il permesso di soggiorno per lavoro autonomo presso la Questura del luogo di dimora. Questa domanda va presentata tramite gli Uffici postali, utilizzando l’apposito kit, e richiede la presentazione di diversi documenti, tra cui passaporto, fototessere e ricevute di pagamento per i bollettini postali relativi al costo del documento elettronico e al contributo per il rilascio del permesso. Il permesso di soggiorno ha una durata biennale e può essere rinnovato per periodi successivi di tre anni, a condizione che l’investimento o l’attività della startup innovativa siano mantenuti. È un percorso strutturato che richiede attenzione ai dettagli in ogni sua fase.

Differenze tra Startup Visa e il visto per investitori
L’ordinamento italiano prevede due distinti strumenti normativi per attrarre capitali e competenze straniere nel settore dell’innovazione, ciascuno con caratteristiche e finalità specifiche. L’Italia Startup Visa, disciplinato dal decreto ministeriale del 2014, si rivolge principalmente a imprenditori stranieri intenzionati a costituire ex novo startup innovative sul territorio nazionale, richiedendo investimenti contenuti (generalmente tra 50.000 e 100.000 euro) ma subordinando il rilascio del visto alla valutazione qualitativa del business plan da parte di un comitato tecnico-scientifico.
Al contrario, il visto per investitori, introdotto dall’art. 26-bis del Testo Unico sull’immigrazione tramite la legge di bilancio 2017, è destinato a soggetti che intendono effettuare investimenti di importo significativo (minimo 250.000 euro) in startup innovative già costituite, seguendo un approccio prevalentemente quantitativo.
Mentre il primo strumento privilegia l’aspetto imprenditoriale e l’innovatività del progetto, il secondo valorizza la capacità di investimento e offre maggiore flessibilità operativa. Entrambi i percorsi conducono al rilascio di permessi di soggiorno specifici e rappresentano una strategia coordinata per posizionare l’Italia come hub attrattivo per l’ecosistema startup internazionale, differenziandosi per modalità operative e target di riferimento.
Scenari tipici / Casi studio
Gli scenari tipici sono stati elaborati da una fusione delle fattispecie più significative di immigrazione corporate che lo Studio tratta abitualmente, al fine di creare un caso strutturato e complesso, utile al lettore per orientarsi nella gestione del proprio caso personale. I casi studio illustrano invece vicende singole, realmente trattate, con dati e dettagli anonimizzati per garantire la riservatezza dei clienti.
Professionista USA sceglie l’Italia: residenza elettiva ottenuta e futuro pianificato
Professionista americana ottiene il visto per residenza elettiva mantenendo i legami con gli USA. Assistenza integrata dalla strategia legale alla ricerca dell’immobile.
Artista lirico USA ottiene il nulla osta in 7 giorni
Artista operistico americano con contratti già sottoscritti presso un teatro italiano. Nulla osta al lavoro autonomo ottenuto in tempi urgenti per rispettare gli impegni professionali.
Cliente USA acquista immobile a Roma: compravendita sicura
Cittadina americana assistita nell’acquisto di un immobile a Roma. Criticità urbanistiche e vincoli contrattuali identificati e risolti prima della firma, operazione conclusa tramite procura notarile.
Diniego del visto per residenza elettiva: ricorso al TAR ribalta la decisione del Consolato
Cittadino sudafricano con patrimonio immobiliare internazionale e rendite documentate. Visto per residenza elettiva negato dal Consolato di San Paolo con motivazione generica: ricorso al TAR per il Lazio.
Trasferirsi in Italia per lavoro qualificato: il caso di successo di un professionista del settore tech
Consulente tecnologico dal Regno Unito con nuova collaborazione presso società internazionale a Milano. Canale d’ingresso per professionista extra-UE, visto per lavoro qualificato, permesso di soggiorno e relocation completa.
Investitore americano: da New York a una villa in Toscana
Operazione immobiliare cross-border con relocation completa. Acquisto proprietà di pregio, posizione fiscale, residenza e iscrizione sanitaria gestiti a distanza.
Coppia canadese: proprietà per il ritiro in Puglia
Da Toronto alla Valle d’Itria. Acquisto masseria con criticità catastali, regime flat tax 7% sulle pensioni estere, visto per residenza elettiva e transizione sanitaria.
Imprenditore britannico: apertura attività a Milano
Post-Brexit, un imprenditore tech londinese apre sede operativa a Milano. Percorso migratorio da extracomunitario, costituzione società e pianificazione fiscale.
Pensionato svizzero: regime flat tax 7% nel Sud Italia
Dirigente bancario da Zurigo alla Calabria. Gestione pilastro previdenziale svizzero, Convenzione Italia-Svizzera e cancellazione dal registro contribuenti cantonale.
Coppia americana: progetto di ritiro in Abruzzo con visto e flat tax
Dal Connecticut all’Abruzzo. Visto per residenza elettiva, flat tax 7% coordinata con obblighi IRS e FATCA, transizione da Medicare al SSN italiano.
Coppia tedesca: da Monaco di Baviera a Tropea
Pensionati ingegneri dal settore automotive bavarese. Gestione pensione a più livelli, Convenzione Italia-Germania e regime agevolato 7%.
Startup tech: apertura filiale italiana per il mercato EU
SaaS dalla Bay Area apre sede a Milano. SRL startup innovativa, Carta Blu UE per il team, transfer pricing, regime impatriati e conformità GDPR.
Brand di moda: ufficio di rappresentanza a Milano
Brand premium newyorkese apre presidio a Milano. Strutturazione per evitare stabile organizzazione, trasferimento direttrice creativa e gestione showroom.
Azienda manifatturiera: trasferimenti ICT in Italia
Multinazionale giapponese trasferisce 3 figure chiave in Piemonte. Permessi ICT per manager e specialista, coordinamento consolare e regime impatriati per tutti i dipendenti.
Come lo Studio Legale Internazionale Boschetti può farvi ottenere il visto per una startup innovativa

Lo Studio Legale Internazionale Boschetti si posiziona come supporto legale, tecnico e amministrativo per gli imprenditori stranieri che intendono cogliere l’opportunità di avviare una startup innovativa in Italia e ottenere il relativo visto per una startup innovativa in Italia. La complessità del quadro normativo italiano, che intreccia disposizioni sull’immigrazione, sul diritto societario e sull’innovazione, rende indispensabile un’assistenza legale esperta e mirata in ogni fase del processo. Lo Studio Legale Internazionale Boschetti offre un supporto completo e personalizzato, assicurando che ogni aspetto della vostra candidatura sia gestito con la massima professionalità e attenzione.
Il nostro impegno inizia con una consulenza approfondita per valutare l’effettiva rispondenza della vostra idea imprenditoriale ai requisiti di “startup innovativa” definiti dalla legge italiana, inclusi i dettagli su fatturato, spese in Ricerca e Sviluppo, composizione del team e proprietà intellettuale. Lo Studio Legale Internazionale Boschetti, con il proprio team di esperti in diritto commerciale, societario e tributario, vi assiste nella preparazione della documentazione richiesta per il Nulla Osta del Comitato tecnico “Italia Startup Visa”, dalla redazione del curriculum vitae e del business plan dettagliato, alla prova della disponibilità e della lecita provenienza dei fondi, un aspetto cruciale per il buon esito della pratica. Svolgiamo un ruolo attivo nella presentazione della domanda sulla piattaforma dedicata e gestiamo le comunicazioni con il Comitato, inclusa la gestione di eventuali richieste di integrazione documentale entro i termini previsti.
Proseguiamo il nostro supporto accompagnandovi nella fase di richiesta del visto per una startup innovativa in Italia presso le Rappresentanze diplomatico, consolari, fornendo tutta la documentazione necessaria, inclusa la dimostrazione di idonea sistemazione alloggiativa e di un reddito minimo. Una volta ottenuto il visto e giunti in Italia, lo Studio Legale Internazionale Boschetti vi guiderà attraverso la delicata procedura per l’ottenimento del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, assistendovi nella compilazione dei moduli, nel pagamento dei bollettini e nella presentazione della documentazione presso la Questura competente. Il nostro obiettivo è semplificare un percorso complesso, permettendovi di concentrarvi sullo sviluppo della vostra impresa, con la certezza di un’assistenza legale qualificata e dedicata al successo del vostro progetto in Italia.
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La provenienza dei fondi si dimostra con documentazione bancaria che certifichi la titolarità e la tracciabilità del capitale: estratti conto degli ultimi 12-24 mesi, certificazioni bancarie, documentazione fiscale del paese di origine, atti di vendita immobiliare o contratti di cessione se i fondi derivano da operazioni specifiche.
Per il visto investitori italiano (minimo 500.000 euro in società o 250.000 euro in startup innovativa), la documentazione deve essere tradotta, legalizzata e verificabile. Le autorità controllano che i fondi non provengano da attività illecite tramite le procedure antiriciclaggio.
No, l’acquisto di un immobile in Italia non dà automaticamente diritto al permesso di soggiorno. Lo straniero extracomunitario può acquistare liberamente, ma per risiedere in Italia serve un titolo di soggiorno autonomo: residenza elettiva, visto investitori, lavoro o altro motivo previsto dalla legge.
L’immobile di proprietà è però un requisito utile per diverse tipologie di permesso, in particolare per la residenza elettiva. Dimostra il radicamento nel territorio e soddisfa il requisito dell’alloggio. L’acquisto va quindi inserito in una strategia migratoria complessiva.
Lo straniero paga le stesse imposte di un cittadino italiano: imposta di registro al 2% (prima casa) o 9% (seconda casa) sul valore catastale se acquista da privato, IVA al 4% o 10% se acquista da costruttore. Si aggiungono imposta ipotecaria e catastale (200 euro ciascuna per prima casa).
L’agevolazione prima casa è accessibile anche allo straniero, a condizione che stabilisca la residenza nel Comune dell’immobile entro 18 mesi dall’acquisto. Il regime fiscale per neo-residenti o impatriati può offrire ulteriori vantaggi sull’imposizione dei redditi esteri.
Non esiste un importo minimo fissato per legge. Il consolato valuta caso per caso la capacità del richiedente di mantenersi senza lavorare in Italia. Nella prassi, un reddito annuo da fonti passive (pensione, rendite, dividendi) di almeno 31.000 euro per il richiedente singolo è considerato sufficiente, con incremento per familiari a carico.
La residenza elettiva è destinata a chi intende trasferirsi in Italia senza svolgere attività lavorativa. L’immobile di proprietà o un contratto di affitto a lungo termine rafforzano la domanda. La dimostrazione delle fonti di reddito passive è il requisito centrale.
L’ufficio di rappresentanza non svolge attività commerciale in Italia: promuove, raccoglie informazioni e cura i rapporti con clienti e fornitori senza concludere contratti. Non configurando stabile organizzazione, non genera reddito imponibile in Italia e non è soggetto a IRES né a IVA sulle operazioni.
I vantaggi: presenza fisica nel mercato italiano senza imposizione fiscale diretta, costi di avviamento contenuti, nessun obbligo di bilancio autonomo. Gli obblighi: iscrizione al REA della Camera di Commercio, tenuta dei registri contabili per le spese sostenute, dichiarazione dei sostituti d’imposta per eventuali dipendenti.
I fondatori stranieri di startup innovative possono beneficiare della detrazione IRPEF del 30% (fino al 50% in alcuni casi) sugli investimenti nel capitale della società, del regime di vantaggio fiscale per neo-residenti e dell’esenzione dal pagamento dei diritti camerali e bolli per i primi 5 anni.
La startup deve essere iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese e rispettare i requisiti della normativa (D.L. 179/2012): fatturato annuo sotto i 5 milioni, oggetto sociale innovativo, spese in R&D almeno il 15% del fatturato. Il visto per startup innovativa richiede un investimento minimo di 50.000 euro.