Modello 231: responsabilità amministrativa degli enti e compliance aziendale
La responsabilità di impresa è un tema che ha assunto un rilievo crescente nell’ordinamento italiano dopo l’introduzione del D.Lgs. 231/2001, che ha esteso alle società e agli enti la possibilità di rispondere per reati commessi da chi opera al loro interno. Si tratta di una disciplina che incide in modo diretto sull’organizzazione aziendale, sulla governance e sulla gestione del rischio, richiedendo alle imprese di dotarsi di strumenti preventivi adeguati per evitare conseguenze che possono arrivare, nei casi più gravi, all’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività.
L’adozione di un modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs. 231/2001 rappresenta anche un significativo fattore di vantaggio competitivo. Ed infatti, per le imprese , incluse quelle straniere, che intendono partecipare a gare pubbliche in Italia, l’adozione di un modello 231 può costituire un elemento premiale: tali modelli sono valorizzati nell’ambito del rating di legalità attribuito dall’AGCM, che può incidere positivamente sulla valutazione dell’affidabilità dell’operatore economico nelle procedure di affidamento di contratti pubblici.
Per le società straniere che operano in Italia, il tema assume una rilevanza particolare. L’apertura di una sede o di una stabile organizzazione nel Paese comporta l’esigenza di confrontarsi con un quadro normativo che può differire sensibilmente da quello del Paese di origine, e la mancata conoscenza delle regole italiane in materia di responsabilità degli enti può tradursi in un’esposizione significativa a rischi patrimoniali, operativi e reputazionali.
Lo Studio Legale Internazionale Boschetti affianca imprese italiane e gruppi internazionali nell’adeguamento alla normativa, dalla predisposizione del modello organizzativo 231 alla costituzione dell’Organismo di Vigilanza, fino alla gestione continuativa della compliance aziendale, con l’obiettivo di assicurare la piena conformità al sistema normativo italiano e la protezione concreta degli asset dell’impresa.

Cos’è il D.Lgs. 231/2001 e la responsabilità amministrativa degli enti
Con il decreto 231, adottato in attuazione della Legge Delega n. 300/2000, il legislatore italiano ha introdotto un principio che ha modificato profondamente il rapporto tra impresa e diritto penale: quando un reato tra quelli previsti dal d.lgs. 231/2001 viene commesso da soggetti in posizione apicale o da dipendenti, e tale reato risponde a un interesse o a un vantaggio della società, dell’illecito non risponde soltanto la persona fisica che lo ha materialmente commesso, ma anche l’ente stesso. La responsabilità amministrativa degli enti, pur essendo formalmente qualificata come tale, ha in realtà una natura sostanzialmente penale, poiché viene accertata nell’ambito del processo penale e può comportare sanzioni economiche e interdittive di entità rilevante.
La ratio della disciplina risiede nel superamento di un principio consolidato nell’ordinamento, secondo il quale le persone giuridiche non potevano rispondere per fatti penalmente rilevanti posti in essere dai propri organi o collaboratori. Il legislatore ha riconosciuto che l’organizzazione aziendale, nelle sue articolazioni e nei suoi processi, può di fatto favorire o agevolare la commissione di illeciti nell’ambito dell’attività d’impresa, e ha quindi previsto un sistema in cui la società è chiamata a dimostrare di aver fatto tutto quanto era in suo potere per prevenire tali condotte.
Lo strumento attraverso il quale l’ente può ottenere questa dimostrazione è il modello organizzativo 231, vale a dire un insieme organico di procedure, protocolli, regole e presidi di controllo interni, costruiti sulla base di una mappatura del rischio-reato connesso alle diverse fasi dell’attività dell’impresa. La legge prevede che l’ente possa escludere la propria responsabilità dimostrando di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione dell’illecito, un modello 231 adeguato, e di aver affidato a un organismo dotato di poteri autonomi di vigilanza il compito di verificarne l’osservanza e la continua revisione. Il modello 231 non è dunque un adempimento di carattere formale, ma assume un valore strategico per l’impresa: riduce il rischio di sanzioni, rafforza la cultura della legalità all’interno dell’organizzazione e rappresenta un elemento di compliance aziendale che favorisce la fiducia di stakeholder, partner commerciali e istituti finanziari.
I reati-presupposto: il catalogo dei reati 231
La responsabilità dell’ente ai sensi del d.lgs. 231/2001 non si configura per qualsiasi reato, ma soltanto quando viene commesso uno dei reati espressamente previsti dal decreto, definiti reati-presupposto, e tale reato è stato posto in essere nell’interesse o a vantaggio della società. Il catalogo è ampio e soggetto a costante espansione da parte del legislatore. Tra le categorie di reati attualmente incluse figurano i reati contro la Pubblica Amministrazione, come la corruzione e l’indebita percezione di contributi, i reati societari, i reati tributari, i delitti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, i reati ambientali, il riciclaggio e l’autoriciclaggio, i reati informatici e i delitti contro l’industria e il commercio.
Non tutte le fattispecie previste dal catalogo si applicano a ogni impresa: l’esposizione al rischio dipende dal settore di attività, dalla struttura organizzativa e dai processi operativi dell’ente. Tuttavia, una mappatura superficiale o incompleta delle aree di rischio può esporre la società a conseguenze sanzionatorie gravi, comprese quelle di natura interdittiva. Per questa ragione, l’individuazione dei reati effettivamente rilevanti per la singola realtà aziendale rappresenta un passaggio fondamentale, che richiede un’analisi personalizzata capace di collegare in modo concreto i processi dell’impresa alle aree di rischio-reato, trasformando l’elenco normativo in un sistema di prevenzione realmente calibrato sull’organizzazione.

Le sanzioni previste dal decreto 231
In generale, gli stranieri che soggiornano regolarmente in Italia per un periodo superiore a tre mesi, che non hanno diritto all’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), sono tenuti ad assicurarsi contro il rischio di malattia, di infortunio e per maternità, mediante la stipula di una polizza assicurativa sanitaria privata.
La prassi di alcune Rappresentanze consolari italiane, dunque, è quella di chiedere, al momento della domanda del “visto per residenza elettiva”, anche il possesso di una assicurazione sanitaria.
Lo straniero che è titolare di un permesso di soggiorno per “residenza elettiva” potrà, successivamente, scegliere di iscriversi volontariamente al SSN attraverso il pagamento di un contributo forfettario annuale.
Il modello organizzativo 231: struttura e funzionamento
La predisposizione e l’efficace attuazione del modello organizzativo 231 costituiscono lo strumento attraverso il quale l’impresa può escludere la cosiddetta “colpa di organizzazione” e sottrarsi alla responsabilità nel caso in cui un reato venga commesso nell’ambito della propria struttura. Si tratta di un sistema di controllo interno costruito su misura dell’impresa, che nasce da un’analisi approfondita dei processi aziendali, individua le aree esposte al rischio-reato e introduce protocolli, procedure e meccanismi di controllo coerenti con l’organizzazione dell’ente. La funzione del modello è duplice: da un lato ridurre in modo concreto la possibilità che vengano commessi reati-presupposto, dall’altro costituire un elemento esimente o attenuante nel caso in cui l’ente venga coinvolto in un procedimento penale.

La parte generale del modello
La parte generale rappresenta l’architettura complessiva del sistema 231. In questa sezione vengono illustrati il quadro normativo di riferimento, la struttura societaria dell’ente, il sistema di governance adottato e la metodologia seguita per la mappatura dei rischi. Vi si trovano inoltre la disciplina del sistema sanzionatorio interno, la regolamentazione dell’Organismo di Vigilanza e la descrizione dei flussi informativi che l’organizzazione deve indirizzare a quest’ultimo. La parte generale stabilisce, in sostanza, le regole di funzionamento complessive del modello organizzativo 231 e ne garantisce la coerenza interna.
La parte speciale del modello 231
La parte speciale costituisce il nucleo operativo del modello. Per ciascuna categoria di reati rilevanti per l’ente, questa sezione individua le attività sensibili, le aree esposte al rischio e i protocolli di prevenzione specifici. I principi enunciati nella parte generale vengono qui tradotti in misure concrete: procedure autorizzative, segregazione delle funzioni, controlli documentali, tracciabilità delle operazioni e obblighi di reporting. La parte speciale deve essere elaborata tenendo in considerazione le caratteristiche proprie del singolo ente, il suo organigramma, i settori in cui opera e le fasi del processo produttivo, poiché soltanto un modello 231 costruito sulla specifica realtà aziendale può assolvere efficacemente alla funzione preventiva che la legge gli attribuisce.
Il codice etico
Il codice etico rappresenta il fondamento valoriale del modello 231. Al suo interno vengono enunciati i principi di integrità, trasparenza e legalità che devono orientare la condotta di amministratori, dirigenti, dipendenti e partner commerciali dell’ente. Non si tratta di una dichiarazione programmatica priva di effetti concreti, ma di uno strumento vincolante che integra il sistema disciplinare previsto dal modello e rafforza la cultura della compliance aziendale all’interno dell’organizzazione. Un modello 231 codice etico chiaro e coerente con le attività dell’impresa contribuisce a consolidare la reputazione dell’ente e a diffondere tra tutti i soggetti coinvolti una consapevolezza concreta dei rischi e delle responsabilità connesse all’attività d’impresa.
L’Organismo di Vigilanza (OdV)
L’Organismo di Vigilanza costituisce il fulcro del sistema di controllo previsto dal d.lgs. 231/2001. Si tratta dell’organo interno al quale è affidato il compito di vigilare sull’effettiva attuazione del modello organizzativo 231, di verificarne l’idoneità rispetto ai rischi dell’ente e di accertare che le regole previste trovino concreta applicazione nella gestione quotidiana dell’impresa.
La funzione dell’OdV è strategica sotto un duplice profilo: da un lato tutela la società rispetto al rischio di commissione dei reati-presupposto, dall’altro contribuisce a garantire che il modello 231 possa effettivamente svolgere la sua funzione esimente in caso di procedimento penale. Un Organismo di Vigilanza strutturato correttamente rafforza la governance dell’ente, protegge il management e consolida l’affidabilità dell’azienda nei confronti di stakeholder, partner e istituti finanziari.
Composizione e requisiti di indipendenza
La composizione dell’OdV deve essere calibrata sulla dimensione e sulla complessità dell’ente. L’Organismo può essere monocratico o collegiale, composto da soggetti interni, esterni o in forma mista. In ogni caso, la legge richiede che i suoi componenti possiedano requisiti fondamentali di autonomia, indipendenza, professionalità e continuità d’azione. L’indipendenza rappresenta il presupposto essenziale: l’Organismo deve poter operare senza vincoli gerarchici rispetto al management, disponendo di accesso diretto alla documentazione aziendale e di un’adeguata autonomia di spesa. I componenti devono inoltre possedere competenze giuridiche, organizzative e in materia di controllo interno, tali da consentire una valutazione tecnica ed efficace del funzionamento del modello.
Funzioni, poteri e flussi informativi
L’OdV ha il compito di vigilare sull’osservanza del modello, di verificarne l’efficacia nella prevenzione dei reati e di proporne l’aggiornamento quando intervengano modifiche normative o cambiamenti nell’organizzazione dell’ente. Tra le attività che l’Organismo è chiamato a svolgere rientrano verifiche periodiche, audit mirati, analisi delle procedure aziendali e gestione delle segnalazioni interne, comprese quelle ricevute attraverso i canali di whistleblowing. Per l’esercizio di queste funzioni, l’OdV deve disporre di poteri effettivi di accesso agli atti, di richiesta di informazioni e di svolgimento di controlli autonomi.
Un elemento centrale del sistema è rappresentato dai flussi informativi: l’azienda è tenuta a trasmettere all’Organismo di Vigilanza le informazioni rilevanti in merito alle aree a rischio e alle eventuali anomalie riscontrate, mentre l’OdV riferisce periodicamente agli organi apicali attraverso relazioni strutturate. Un sistema di reporting chiaro e documentato è essenziale per dimostrare, anche in sede giudiziaria, che il controllo esercitato dall’ente sia stato effettivo e non meramente formale.
Per chi è obbligatorio il modello 231
Una delle questioni che si pongono con maggiore frequenza tra imprenditori e amministratori è se il modello 231 sia obbligatorio e, più in generale, chi sono i destinatari del modello 231. In termini rigorosi, il d.lgs. 231/2001 non impone alle società di adottare il modello organizzativo: si tratta tecnicamente di un onere, non di un obbligo. Tuttavia, la distinzione ha implicazioni pratiche molto rilevanti, poiché in assenza del modello l’ente non può in alcun modo beneficiare dell’esimente prevista dalla legge nel caso in cui venga contestato un reato-presupposto. Il quesito se il modello 231 sia obbligatorio va dunque letto in chiave sostanziale: la sua adozione rappresenta una scelta strategica di protezione del patrimonio aziendale, della continuità operativa e della posizione personale degli amministratori.
In numerosi contesti, quali gare pubbliche, operazioni straordinarie, rapporti bancari e investimenti esteri, il modello organizzativo 231 è ormai considerato un indicatore qualificante della solidità e dell’affidabilità dell’impresa.
Il modello 231 nelle società partecipate
Per le società a partecipazione pubblica, il modello 231 si integra con gli strumenti previsti dalla normativa in materia di trasparenza e anticorruzione, costituendo parte essenziale dell’assetto organizzativo che il legislatore richiede agli enti a controllo pubblico. L’assenza di un modello organizzativo 231 adeguato può comportare rilievi da parte degli organi di vigilanza, responsabilità in capo agli amministratori e criticità reputazionali significative. In questo contesto, la corretta impostazione del sistema 231 non è soltanto un adempimento formale, ma una garanzia di conformità normativa e di tutela del management.
Il modello 231 nelle società private
Per le società private, il modello 231 rappresenta una scelta fortemente raccomandata sotto il profilo tanto legale quanto strategico. Un modello correttamente costruito e attuato consente di ridurre in modo significativo il rischio di sanzioni pecuniarie e interdittive, di tutelare amministratori e soci da responsabilità indirette e di dimostrare un assetto organizzativo adeguato alle esigenze dell’impresa. Con sempre maggiore frequenza, banche, fondi di investimento, partner industriali e controparti contrattuali richiedono l’esistenza di un sistema di compliance aziendale 231 quale condizione per l’instaurazione o il mantenimento dei rapporti commerciali. Il modello 231 non deve pertanto essere considerato un costo, ma un investimento in governance, reputazione e competitività.
Compliance 231 per le società straniere che operano in Italia
L’espansione di un’impresa straniera in Italia, attraverso l’apertura di una sede o di una stabile organizzazione, comporta non soltanto opportunità di crescita, ma anche la necessità per il management di confrontarsi con il quadro normativo italiano in materia di responsabilità di impresa. Tra gli aspetti più rilevanti figura la responsabilità amministrativa degli enti prevista dal d.lgs. 231/2001, che può estendersi anche alle società straniere che operano nel Paese.
Lo Studio Legale Internazionale Boschetti assiste le imprese internazionali nella piena comprensione e applicazione di questa disciplina, predisponendo il modello organizzativo 231 in modo da salvaguardare la continuità operativa e gli asset dell’impresa. Per le imprese di piccole dimensioni, inoltre, lo Studio realizza modelli 231calibrati sulla struttura e sull’operatività aziendale, massimizzando l’efficacia dei presidi richiesti dalla normativa senza appesantire l’organizzazione interna.
Perché una società estera deve adeguarsi al D.Lgs. 231/2001
Una società straniera che opera in Italia può essere chiamata a rispondere ai sensi del d.lgs. 231/2001 qualora un reato presupposto venga commesso in Italia o comunque nell’interesse o a vantaggio della sede italiana, anche nel caso in cui la sede principale dell’ente si trovi all’estero. La conformità al modello 231 rappresenta dunque uno strumento strategico di tutela del patrimonio aziendale, della governance e della reputazione dell’ente sul mercato italiano.
Criticità specifiche per amministratori stranieri
Gli amministratori stranieri si trovano frequentemente a operare in un contesto normativo e culturale differente da quello di provenienza, nel quale il concetto di responsabilità dell’ente e i rischi derivanti dalla mancata conformità al sistema di compliance aziendale 231 possono essere sottovalutati. La scarsa familiarità con il quadro normativo e sanzionatorio italiano, le differenze nelle prassi di governance tra l’ordinamento di origine e quello italiano, la necessità di coordinare le policy di gruppo con le disposizioni del diritto interno rappresentano le principali criticità che possono determinare un’esposizione dell’ente a responsabilità ai sensi del d.lgs. 231/2001.
Lo Studio Legale Internazionale Boschetti fornisce un supporto completo in questa materia, affiancando gli amministratori nella comprensione dei rischi specifici, nella definizione di protocolli operativi chiari e nella gestione pratica della compliance 231, con l’obiettivo di assicurare che la sede italiana operi in piena conformità al sistema normativo del Paese.

Whistleblowing e modello 231
Il sistema di whistleblowing rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione dei reati-presupposto all’interno delle imprese. Nell’ambito del d.lgs. 231/2001, il whistleblowing consente a dipendenti, collaboratori e soggetti terzi di segnalare comportamenti illeciti o violazioni del modello 231 attraverso canali riservati e protetti. L’adozione di un sistema di segnalazione efficace non soltanto rafforza la cultura della legalità e dell’integrità all’interno dell’organizzazione, ma costituisce anche un presidio fondamentale per dimostrare, in caso di controlli o procedimenti, l’effettiva vigilanza esercitata dall’ente. Un sistema di whistleblowing ben strutturato riduce i rischi di responsabilità per la società e per i suoi organi apicali e contribuisce a consolidare la fiducia di stakeholder, partner commerciali e autorità di vigilanza.
Come lo studio legale Boschetti può aiutarvi con il modello 231: responsabilità amministrativa degli enti e compliance aziendale

Lo Studio Legale Internazionale Boschetti assiste le imprese in un percorso completo di consulenza sul modello 231, affiancando società italiane e straniere e gruppi internazionali che operano in Italia in ciascuna fase del processo di adeguamento alla normativa.
Risk assessment e gap analysis
Il percorso di consulenza prende avvio da un’analisi preliminare del livello di esposizione al rischio-reato dell’ente. Lo Studio effettua una mappatura dei processi aziendali, individua le aree sensibili e valuta l’adeguatezza dei presidi di controllo eventualmente già esistenti, definendo un quadro delle criticità e delle priorità di intervento calibrato sulla specifica realtà dell’impresa.
Redazione del modello organizzativo
Sulla base dell’analisi svolta, lo Studio predispone il modello organizzativo 231 calibrato sulla struttura dell’ente, sui flussi decisionali e sul settore di attività. Per le imprese di piccole dimensioni, lo Studio predispone modelli organizzativi che massimizzano l’efficacia dei presidi richiesti nel rispetto dell’articolazione aziendale semplificata tipica delle piccole imprese. Un modello che non sia adeguato alla specifica realtà aziendale presenta elevate possibilità di risultare inidoneo in sede giudiziaria: per questa ragione, la redazione richiede competenze specifiche in diritto penale dell’economia e compliance aziendale e un’analisi concreta dei processi dell’impresa.
Costituzione dell’Organismo di Vigilanza
Lo Studio supporta l’ente nella costituzione dell’Organismo di Vigilanza, individuando la composizione più adeguata alla dimensione e alla complessità della società e assicurando il rispetto dei requisiti di autonomia, indipendenza e professionalità richiesti dalla legge.
L’assistenza comprende la definizione dei flussi informativi e la predisposizione della documentazione necessaria al corretto funzionamento dell’Organismo. Per le imprese di piccole dimensioni lo Studio progetta modelli 231 valorizzandone la struttura operativa e le dinamiche decisionali. L’approccio è orientato a massimizzare l’efficacia delle misure di prevenzione del rischio-reato, mantenendo al contempo un assetto organizzativo snello e coerente con la realtà aziendale.
Formazione e aggiornamento periodico
Un modello organizzativo 231 efficace richiede un’attività continuativa di verifica e aggiornamento, che tenga conto delle modifiche normative, dei mutamenti nell’organizzazione dell’ente e dell’evoluzione del catalogo dei reati-presupposto. Lo Studio affianca l’impresa nella gestione di queste attività, garantendo soluzioni sostenibili e conformi alle esigenze operative dell’ente.
Scenari tipici / Casi studio
Gli scenari tipici sono stati elaborati da una fusione delle fattispecie più significative di immigrazione corporate che lo Studio tratta abitualmente, al fine di creare un caso strutturato e complesso, utile al lettore per orientarsi nella gestione del proprio caso personale. I casi studio illustrano invece vicende singole, realmente trattate, con dati e dettagli anonimizzati per garantire la riservatezza dei clienti.
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Cos'è il modello organizzativo 231?
Il modello organizzativo 231 è il sistema di organizzazione e controllo previsto dal d.lgs. 231/2001 per prevenire la commissione dei reati-presupposto all'interno di un'impresa. Si compone di diverse sezioni che disciplinano la mappatura dei rischi, i protocolli decisionali, i controlli interni, il sistema disciplinare e l'Organismo di Vigilanza. Se adottato e attuato in modo efficace, il modello può escludere o attenuare la responsabilità dell'ente in caso di procedimento penale.
Chi ha l'obbligo del modello 231?
Nel quadro normativo italiano non vi è un generale obbligo di azione del modello 231. Tuttavia, alla luce della normativa in materia di prevenzione della corruzione e delle indicazioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), le società partecipate sono tenute ad adottare adeguate misure di prevenzione dei rischi corruttivi, che nella prassi vengono frequentemente integrate proprio all’interno dei modelli organizzativi 231. Anche nel caso delle società private, il d.lgs. 231/2001 non prevede formalmente un onere di adozione del modello, ma in assenza di tale strumento l'ente non può beneficiare della tutela prevista dal d. lgs. 231/2001 in caso di contestazione di un reato-presupposto. Per questa ragione, il modello 231 rappresenta oggi uno standard di buona governance e una tutela concreta dell’operatività e della continuità dell’impresa privata e dei suoi asset.
Chi redige il modello 231?
A redigere il modello 231 sono professionisti con competenze specifiche in diritto penale dell'economia e compliance aziendale. Un modello non costruito sulla specifica realtà dell'impresa ha elevate possibilità di risultare inidoneo in sede giudiziaria. La redazione richiede un'attività preliminare di risk assessment incentrata sull'ente e un'analisi concreta dei processi aziendali, dei flussi decisionali e del settore di attività.
Cosa prevede la legge 231?
Il d.lgs. 231/2001 introduce la responsabilità amministrativa degli enti per determinati reati commessi nel loro interesse o vantaggio da amministratori, dirigenti o dipendenti. La normativa prevede un ampio catalogo di reati-presupposto, sanzioni pecuniarie calcolate per quote, sanzioni interdittive quali la sospensione dell'attività e il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, la confisca del profitto del reato e la pubblicazione della sentenza di condanna. Nei casi più gravi, inoltre, il giudice può disporre l’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività. L'ente può beneficiare dell'esonero o dell'attenuazione della responsabilità dimostrando di aver adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo.
Chi è escluso dalla 231?
Sono esclusi dall'ambito di applicazione del decreto lo Stato, gli enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni) e gli enti pubblici non economici che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. La normativa si applica a società di capitali e di persone, consorzi e cooperative, associazioni, nonché agli enti stranieri che operano in Italia. Proprio le società estere che aprono una sede nel Paese sono spesso non consapevoli di questa disciplina e dei rischi connessi alla mancata adozione di un adeguato sistema di compliance 231.