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Agevolazioni fiscali

Regime degli impatriati

L’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015 ha introdotto, a partire dal periodo d’imposta 2016, il c.d. “regime speciale per lavoratori rimpatriati” al fine di incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte specializzazioni e qualifiche, così da favorire lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del nostro Paese.

Il regime degli impatriati prevede agevolazioni fiscali, non solo per gli italiani che tornano nel loro Paese, ma anche agevolazioni fiscali per stranieri in Italia, consistenti in un regime di tassazione ridotta dei redditi prodotti nel territorio nazionale.

Requisito essenziale per beneficiare del regime degli impatriati è aver trasferito la residenza fiscale in Italia, impegnandosi a risiedervi per determinati periodi di imposta, svolgendo attività lavorativa in prevalenza nel nostro territorio nazionale.

Tale regime di agevolazioni fiscali per stranieri in Italia, o per gli stessi italiani che si trasferiscono dall’estero, è stato sottoposto a successive modifiche. Inizialmente la legge prevedeva una detassazione dei redditi prodotti in Italia del 50% in favore delle seguenti categorie di lavoratori:

  • manager e lavoratori con elevata qualificazione e specializzazione;
  • impatriati in possesso di laurea;
  • lavoratori autonomi impatriati;

A decorrere dal 2019, con l’art. 5 del D.L. n. 34/2019, la percentuale di detassazione è passata dal 50% al 70%.

Successivamente, per i lavoratori che trasferiscono la residenza nelle regioni del Mezzogiorno, è stata prevista una detassazione ancora più vantaggiosa del 90%.

Con l’art. 5 del D.Lgs. 209/2023, entrato in vigore dal 2024, è stata nuovamente modificata l’agevolazione per i nuovi beneficiari: l’imponibilità del reddito è stata stabilita al 50% per cinque periodi d’imposta, con un limite massimo di reddito agevolabile di 600.000 euro annui. L’agevolazione sale al 60% se il lavoratore si trasferisce in Italia con almeno un figlio minore o se ha luogo una nascita durante il periodo di fruizione del regime.

Il nuovo regime prevede inoltre requisiti più stringenti: non essere stati fiscalmente residenti in Italia per tre periodi d’imposta precedenti (invece dei precedenti due) e impegno a risiedere in Italia per almeno quattro anni.

Bisogna tenere conto, inoltre, che:

  • l’agevolazione si applica solo ai redditi da lavoro dipendente e assimilati, e da lavoro autonomo per arti e professioni;

  • non possono accedervi i lavoratori che abbiano già beneficiato in passato del regime impatriati o di altri regimi fiscali agevolativi analoghi;

  • il rapporto di lavoro deve essere con un soggetto residente in Italia o con una stabile organizzazione in Italia di un soggetto estero.

Requisiti soggettivi per beneficiare del regime degli impatriati dal 2024

Per essere idonei, gli impatriati dal 2024 devono soddisfare i seguenti requisiti:

  • Qualifica: essere in possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti dal decreto legislativo 28 giugno 2012, n. 108 e dal decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, secondo i criteri dell’articolo 27-quater del Testo Unico Immigrazione come successivamente modificato dal decreto legislativo 18 ottobre 2023, n. 152
  • Residenza fiscale: la persona non deve essere stata fiscalmente residente in Italia nei 3 periodi d’imposta precedenti il trasferimento; tuttavia, i periodi d’imposta di non residenza diventano 6 se il lavoratore è assunto in Italia dal medesimo datore di lavoro presso il quale è stato impiegato all’estero oppure facente parte del medesimo gruppo (definizione di gruppo ai sensi dell’art. 2359 c.c.); i periodi d’imposta diventano 7 se, inoltre, prima del suo trasferimento all’estero, il lavoratore era impiegato in Italia in favore del medesimo datore di lavoro oppure facente parte del medesimo gruppo
  • Durata: per beneficiare del regime, il lavoratore deve impegnarsi a risiedere fiscalmente in Italia per almeno quattro anni
  • Svolgimento del lavoro prevalentemente in Italia: l’attività lavorativa deve essere prestata per la maggior parte del periodo d’imposta nel territorio dello Stato italiano

È importante precisare che possono accedere ai benefici fiscali sia cittadini stranieri che italiani.

Dal punto di vista dei requisiti soggettivi, il nuovo regime richiede il possesso di elevata qualificazione o specializzazione, che può essere dimostrata alternativamente attraverso:

  • il possesso di un titolo di istruzione superiore che attesti il completamento di un percorso di durata almeno triennale
  • una qualifica professionale superiore rientrante nei livelli 1, 2 e 3 della classificazione ISTAT delle professioni CP 2011
  • il possesso dei requisiti previsti dal decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206, per le professioni regolamentate
  • una qualifica professionale superiore attestata da almeno cinque anni di esperienza professionale pertinente
  • per dirigenti e specialisti ICT, una qualifica attestata da almeno tre anni di esperienza negli ultimi sette anni

Requisiti oggettivi per usufruire del regime degli impatriati

Oggetto del beneficio del regime degli impatriati sono:

  • i redditi di lavoro dipendente e assimilati;
  • i redditi di lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti e professioni;
  • sono esclusi, come si è già detto, dal 2024, i redditi d’impresa.

I redditi agevolabili sono soggetti a un limite massimo di 600.000 euro annui, oltre il quale non si applica l’agevolazione.

Restano esclusi i redditi prodotti all’estero, ricordando che si considerano prodotti in Italia i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prestati in Italia, anche se in favore di soggetti esteri e remunerati dall’estero.

Requisito della “prevalenza”: l’attività lavorativa deve essere prestata per la maggior parte del periodo d’imposta nel territorio dello Stato italiano. Tale requisito si considera soddisfatto quando l’attività è svolta prevalentemente in Italia, senza che la normativa specifichi una soglia numerica precisa di giorni, diversamente dai criteri generali di residenza fiscale.

Nell’ipotesi in cui il lavoro è prestato in smart working, si considera luogo della prestazione dell’attività lavorativa il luogo dove il lavoratore è fisicamente presente quando esercita l’attività per la quale è remunerato. Questo principio consente di accedere al regime impatriati anche svolgendo attività da remoto per datori di lavoro esteri, purché la prestazione avvenga fisicamente dal territorio italiano.

Rientrano, inoltre, i redditi derivanti da attività di lavoro intraprese successivamente all’impatrio, permettendo così di beneficiare dell’agevolazione anche per nuove attività avviate dopo il trasferimento della residenza fiscale in Italia.

Il regime degli impatriati in Italia per i redditi d’impresa fino al 2023

Nel regime previgente, applicato fino al 2023, il regime degli impatriati non si limitava solo ai redditi da lavoro dipendente, ma si estendeva anche ai redditi d’impresa dell’imprenditore individuale.

È importante precisare che l’agevolazione riguardava esclusivamente i redditi d’impresa prodotti dalla persona fisica mediante l’esercizio di attività di impresa in forma individuale, secondo quanto stabilito dall’articolo 2082 del Codice Civile. Restavano invece esclusi dall’agevolazione i redditi prodotti dalle società di persone e imputati per trasparenza direttamente a ciascun socio, nonché i redditi d’impresa delle società a responsabilità limitata a ristretta base proprietaria i cui soci sono esclusivamente persone fisiche.

Questa politica mirava ad attrarre lavoratori altamente qualificati dall’estero, inclusi coloro che intendevano avviare attività imprenditoriali individuali in Italia, incoraggiando la creazione di nuove iniziative economiche e stimolando lo sviluppo del tessuto produttivo nazionale.

Attraverso questo regime, i lavoratori qualificati provenienti dall’estero che avviavano un’attività d’impresa individuale in Italia potevano beneficiare di vantaggi fiscali significativi per incentivare l’investimento nel nostro Paese.

Dal 2024 i redditi di impresa di qualsiasi forma non fruiscono più del beneficio fiscale del regime degli impatriati, rappresentando una delle principali differenze introdotte dal nuovo decreto legislativo 209/2023.

Il nuovo regime riguarda esclusivamente i redditi da lavoro dipendente e assimilati, e i redditi da lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti e professioni, con un limite massimo di reddito agevolabile fissato a 600.000 euro annui.


Nota importante: I soggetti che hanno trasferito la residenza anagrafica entro il 31 dicembre 2023 continuano ad applicare il regime precedente più favorevole, inclusa l’eventuale agevolazione sui redditi d’impresa individuali, mentre il nuovo regime del D.Lgs. 209/2023 si applica solo a chi trasferisce la residenza dal 1° gennaio 2024.

Quali sono i vantaggi derivanti dal regime degli impatriati?

L’adesione al regime degli impatriati offre il vantaggio della tassazione agevolata: gli impatriati persone fisiche in possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione, a partire dal 2024, possono beneficiare del nuovo regime di agevolazione fiscale consistente nella imponibilità del reddito pari al 50% a partire dal periodo d’imposta in cui il lavoratore trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi.

L’agevolazione si applica ai redditi di lavoro dipendente, assimilati e di lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti e professioni prodotti in Italia, entro il limite massimo annuo di 600.000 euro.

Per i lavoratori che si trasferiscono in Italia con almeno un figlio minore o che diventano genitori durante il periodo agevolato, il beneficio è ancora più vantaggioso: l’imponibilità del reddito scende al 40% (agevolazione del 60%).

Rispetto al regime precedente, che prevedeva un’agevolazione del 70% fino al 2023, il nuovo sistema presenta condizioni più restrittive ma mantiene un significativo vantaggio fiscale per attrarre lavoratori qualificati dall’estero.

Prolungamento delle agevolazioni fiscali per il regime degli impatriati fino al 2023

Nel regime previgente, le agevolazioni sui redditi di lavoro dipendente, assimilati e di lavoro autonomo potevano essere automaticamente prolungate per ulteriori cinque periodi d’imposta al verificarsi alternativamente di una delle seguenti condizioni:

  • lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo;
  • lavoratori che diventano proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento della residenza o nei 12 mesi precedenti. L’immobile può essere acquistato direttamente dall’impatriato oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.

Durante il periodo di prolungamento quinquennale, i redditi agevolabili concorrevano alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50% del loro ammontare, percentuale che scendeva al 10% per i lavoratori con almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo.

È importante precisare che questa estensione automatica era prevista dal regime vigente fino al 2023, mentre il nuovo regime introdotto dal 2024 non prevede più tale possibilità di prolungamento automatico per il secondo quinquennio.

Vantaggi fiscali di acquistare un immobile in Italia per stranieri

Il lavoratore impatriato (italiano o straniero) che acquista un immobile in Italia adibito ad abitazione principale e trasferisce la residenza dal 2024, può ottenere importanti benefici fiscali aggiuntivi; parliamo dell’estensione del beneficio del regime degli impatriati per ulteriori tre periodi di imposta.

Per beneficiare di questa estensione, l’unità immobiliare di tipo residenziale deve essere stata acquisita entro il 31 dicembre 2023 e, comunque, nei dodici mesi precedenti al trasferimento della residenza fiscale in Italia. L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale.

Durante l’estensione triennale, i redditi agevolabili concorrono alla formazione del reddito complessivo con imponibilità al 50% (che scende al 40% per i lavoratori con almeno un figlio minore a carico o che diventano genitori durante il periodo agevolato).

Questa estensione si aggiunge ai cinque anni base del nuovo regime impatriati, portando la durata complessiva dell’agevolazione a otto anni per chi soddisfa i requisiti sia del regime base (elevata qualificazione o specializzazione) sia dell’acquisto immobiliare.

È importante sottolineare che, diversamente dal regime previgente, questa estensione non è più automatica per il secondo quinquennio, ma è limitata a soli tre anni aggiuntivi e subordinata all’acquisto dell’immobile entro le tempistiche specificate.

Come fare domanda per beneficiare del regime degli impatriati

La persona interessata deve preparare tutta la documentazione richiesta per dimostrare il rispetto dei requisiti di idoneità. Questa documentazione può variare a seconda del regime applicabile (pre-2024 o dal 2024) e delle circostanze personali, ma potrebbe includere documenti come:

  • il certificato di residenza all’estero o iscrizione all’AIRE;
  • diplomi, attestati di qualifica professionale o certificazioni che dimostrino l’elevata qualificazione o specializzazione;
  • contratti di lavoro o dichiarazioni del datore di lavoro;
  • per cittadini non UE: documentazione relativa alle convenzioni contro le doppie imposizioni tra Italia e Stato di provenienza;
  • per il regime dal 2024: eventuale documentazione relativa all’acquisto di immobili residenziali per le estensioni.

I lavoratori dipendenti devono presentare una richiesta scritta tempestiva al datore di lavoro in forma di autocertificazione ai sensi del d.P.R. n. 445 del 2000. È fondamentale presentare la richiesta nel periodo d’imposta di trasferimento della residenza, poiché ritardi potrebbero precludere l’accesso al regime. Il datore di lavoro può così applicare l’agevolazione direttamente in busta paga.

I lavoratori autonomi possono accedere al regime in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, compilando l’apposita sezione nel quadro RE del modello Redditi persone fisiche.

Se il datore di lavoro non ha potuto applicare l’agevolazione, il contribuente può comunque fruirne direttamente nella dichiarazione dei redditi, nel rispetto dei requisiti di legge.

Data la complessità della legislazione fiscale italiana e le differenze tra regime previgente e nuovo regime dal 2024, è fortemente consigliabile avvalersi di un consulente fiscale professionale per garantire il corretto accesso e utilizzo delle agevolazioni previste.

L’agevolazione fiscale la conosci. Ma il percorso per ottenerla è più lungo di quanto pensi.

Accedere al regime degli impatriati non significa solo compilare una domanda: richiede il trasferimento della residenza nei tempi giusti, la corretta gestione degli adempimenti burocratici e una pianificazione che inizia prima dell’arrivo in Italia. Un solo passaggio sbagliato può compromettere l’accesso all’agevolazione.

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Pensionato estero in Italia: come funziona il regime flat tax 7% e chi ne ha diritto?

Il regime flat tax 7% consente ai soggetti titolari di pensione erogata da enti esteri di trasferire la residenza fiscale in un Comune del Sud Italia (con meno di 20.000 abitanti) e applicare un’imposta sostitutiva del 7% su tutti i redditi prodotti all’estero per nove periodi d’imposta.

I Comuni eleggibili si trovano in Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, oltre ad alcuni Comuni colpiti dal sisma del 2009. Il regime si applica a qualsiasi reddito di fonte estera. L’opzione si esercita nella dichiarazione dei redditi, indicando il Comune di residenza.

Residenza anagrafica in Italia ma fiscale all’estero: è possibile e cosa comporta?

È una situazione potenzialmente rischiosa. L’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente in Italia comporta una presunzione di residenza fiscale nel Paese, con conseguente obbligo di dichiarare i redditi ovunque prodotti. Tale presunzione può essere superata dimostrando che la residenza fiscale è all’estero, anche tramite iscrizione all’AIRE o in base alle convenzioni contro le doppie imposizioni, ma l’onere della prova resta a carico del contribuente.

L’Agenzia delle Entrate può verificare queste situazioni sulla base di elementi oggettivi. La presenza di legami personali o patrimoniali in Italia può incidere sulla qualificazione della residenza fiscale. È quindi opportuno definire preventivamente la propria posizione fiscale e predisporre adeguata documentazione di supporto, valutando anche strumenti come l’interpello.

Tessera sanitaria per stranieri con residenza elettiva: come ottenerla e cosa copre?

Lo straniero titolare di permesso di soggiorno per residenza elettiva può iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) su base volontaria, previo pagamento di un contributo annuo. L’iscrizione consente l’accesso alle prestazioni sanitarie alle stesse condizioni previste per gli assistiti del SSN, inclusi medico di medicina generale, assistenza specialistica e ricoveri ospedalieri.

Il contributo annuo è determinato in base al reddito complessivo e non può essere inferiore a 387,34 euro. In alternativa, è possibile ricorrere a una copertura sanitaria privata, purché conforme ai requisiti richiesti per il soggiorno in Italia.

Regime neo-residenti vs regime impatriati: quale conviene e quali sono i requisiti?

Il regime neo-residenti (art. 24-bis TUIR) prevede un’imposta forfettaria di 200.000 euro annui su tutti i redditi esteri, indipendentemente dall’importo. Il regime impatriati (art. 16 D.Lgs. 147/2015) prevede una tassazione ridotta al 30% del reddito da lavoro prodotto in Italia. Convengono a profili diversi.

Il regime neo-residenti è per chi ha redditi esteri molto elevati e non lavora in Italia. Il regime impatriati è per chi si trasferisce per lavorare in Italia e non vi ha risieduto nei 2 anni precedenti. Sono cumulabili solo in parte. La scelta va fatta prima del trasferimento.

Relocation: perché due diligence e consulenza immobiliare sono decisive prima dell’acquisto?

Perché il mercato immobiliare italiano presenta rischi specifici che lo straniero non conosce: abusi edilizi non sanati, ipoteche non cancellate, difformità catastali, vincoli paesaggistici, servitù non dichiarate. Una due diligence tecnica e legale prima del compromesso identifica questi problemi quando è ancora possibile rinegoziare o rinunciare.

La consulenza immobiliare specializzata per stranieri include anche la verifica urbanistica, la conformità degli impianti, la stima indipendente del valore e l’assistenza nella trattativa. Acquistare senza questi controlli espone a costi imprevisti e contenziosi post-acquisto.

Il sito ItalyVisaInvestment è di proprietà di Boschetti Studio Legale - S.T.A ed è il punto di riferimento per stranieri che desiderano investire in Italia, ottenere la residenza elettiva o richiedere un visto per investimenti.

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