Investimenti a rendimento
Gli investimenti immobiliari a rendimento per stranieri in Italia possono seguire due strategie distinte: il buy-to-let, cioè l’acquisto di un immobile per metterlo a reddito tramite locazione, e l’acquisto, ristrutturazione e rivendita di immobili, orientato alla generazione di un capital gain in un orizzonte più breve. Sono percorsi profondamente diversi per logica economica, regime fiscale e profilo di rischio.
Il punto critico è uno: il sistema legale, urbanistico e fiscale italiano è denso di vincoli che, senza un advisor specializzato, espongono chi investe dall’estero a errori gravi e costosi. Una scelta di acquisto non ottimale, un bonus edilizio perso per un requisito formale, una plusvalenza non pianificata, una mancata compliance antiriciclaggio sui fondi trasferiti dall’estero: ciascuna di queste fragilità può ridurre o azzerare la marginalità.
Lo Studio Legale Internazionale Boschetti, attraverso la divisione Italy Visa Investments, assiste la clientela internazionale in entrambe le strategie con un approccio end-to-end: dalla scelta della struttura di acquisto fino alla pianificazione fiscale dell’uscita. Per chi valuta un investimento immobiliare per stranieri in Italia, il rendimento locativo immobiliare nel Paese si attesta, secondo Global Property Guide (Q1 2026), al 7,23% lordo medio, tra i valori più competitivi dell’Europa occidentale per chi considera l’acquisto immobile per affitto da parte di stranieri.
Non interveniamo come intermediari, ma come regia legale e strategica dell’intera operazione, perché il nostro obiettivo è proteggere il rendimento atteso del cliente, non semplicemente facilitare la transazione.

Buy-to-let o acquisto, ristrutturazione e rivendita: le due strategie a confronto
Le due strategie più diffuse di investimento immobiliare a rendimento in Italia, acquisto, ristrutturazione immobile per rivendita e acquisto destinato alla locazione, rispondono a obiettivi finanziari diversi e richiedono competenze tecniche distinte. La scelta non è mai solo finanziaria: incide direttamente sulla forma giuridica dell’acquisto, sul regime fiscale applicabile e sul tempo che il cliente può o vuole impiegare nella gestione.
La strategia buy-to-let consiste nell’acquistare un immobile e metterlo a reddito tramite locazione, con un orizzonte tipicamente di medio-lungo periodo. Il rendimento deriva dal canone, eventualmente integrato dalla rivalutazione capitale dell’immobile. Per le persone fisiche è generalmente disponibile la cedolare secca, regime fiscale agevolato che semplifica la tassazione del canone, con condizioni specifiche per i non residenti, di cui parliamo più avanti. La gestione può essere delegata a un amministratore locale, soluzione obbligata per chi investe da remoto.
La strategia di acquisto, ristrutturazione e rivendita di immobili, spesso indicata come property flipping, punta invece sul capital gain: si compra un immobile sottovalutato, lo si valorizza con un intervento edilizio, lo si rivende a un prezzo superiore. L’orizzonte è più breve, tipicamente da uno a tre anni, ma la marginalità dipende strettamente dal controllo dei costi di ristrutturazione, dall’andamento del mercato locale e dalla corretta gestione del regime fiscale della plusvalenza.
Le due strategie possono coesistere all’interno di un portafoglio diversificato. Possono anche fondersi: chi acquista per mettere a reddito può, dopo qualche anno, decidere di rivendere cogliendo l’esenzione fiscale quinquennale sulla plusvalenza. È proprio per questo che la scelta iniziale conta: condiziona, anni dopo, la libertà di manovra alla rivendita.
Il quadro legale per investire in immobili come straniero in Italia
Un cittadino straniero che vuole acquistare un immobile in Italia non si confronta con un mercato chiuso, ma con un sistema di regole che varia secondo la cittadinanza, lo status di residenza e la forma giuridica con cui acquista. Per i cittadini di Paesi dell’Unione europea l’accesso al mercato immobiliare italiano è pieno e parificato a quello dei cittadini italiani. Per i cittadini extra-UE opera invece il principio della condizione di reciprocità: è possibile acquistare in Italia se l’ordinamento del Paese di origine consente analoga possibilità a un cittadino italiano.
Non è un ostacolo astratto: nella prassi è verificabile sul portale del Ministero degli Affari Esteri, che pubblica una mappa aggiornata Paese per Paese. Per la maggior parte degli investitori internazionali, soprattutto nordamericani, britannici, svizzeri e mediorientali, la reciprocità è pacificamente riconosciuta. Per altri Paesi può essere parziale o subordinata a condizioni specifiche, e in quel caso una verifica preliminare è imprescindibile.
L’acquisto può avvenire come persona fisica oppure attraverso una società italiana o estera. Sono due strade radicalmente diverse, non solo dal punto di vista organizzativo, ma soprattutto sotto il profilo fiscale: cambia il regime di tassazione del reddito locativo, cambia il trattamento della plusvalenza alla rivendita, cambiano gli obblighi di compliance. La scelta, una volta perfezionato il rogito, non è facilmente reversibile: per questo va fatta prima dell’acquisto, non dopo.
Persona fisica o società: quale struttura conviene per l’investimento a rendimento
L’acquisto come persona fisica è la soluzione più lineare. Costa meno in gestione, dà accesso alla cedolare secca sui canoni di locazione e, alla rivendita, beneficia dell’esenzione fiscale se l’immobile è stato posseduto per più di cinque anni e non è stato acquistato nell’ambito di un’attività commerciale. È la scelta naturale di chi compra un singolo immobile, con un orizzonte di medio-lungo periodo, senza intenzione di costruire un portafoglio strutturato.
L’acquisto attraverso una società italiana, tipicamente una SRL, ha senso quando l’attività assume i tratti dell’impresa: più immobili, operazioni ripetute di acquisto e rivendita, ricorso strutturato a finanziamenti, gestione professionale. Permette di dedurre i costi di ristrutturazione, di compensare componenti reddituali tra esercizi, di organizzare la governance dell’investimento. In contropartita, comporta costi di gestione (commercialista, bilanci, imposte di esercizio) e il regime fiscale è quello del reddito d’impresa, meno favorevole della cedolare secca per le piccole locazioni.

Esiste poi la possibilità di acquistare attraverso una società estera, in particolare quando il cliente opera già con un veicolo nel proprio Paese di residenza. È una soluzione tecnicamente possibile, ma va valutata con attenzione: l’acquisto di immobili italiani da parte di una società non residente può comportare specifici obblighi fiscali e di compliance in Italia, può avere effetti sulla capacità di accedere ad alcuni regimi agevolati e va coordinata con la convenzione contro la doppia imposizione applicabile.
La scelta corretta dipende dal volume di acquisti previsti, dall’orizzonte temporale, dal regime fiscale del Paese di residenza e dalla presenza di altri redditi italiani. Non esiste una risposta universale: esiste il veicolo giusto per quel preciso cliente, in quel preciso momento del suo progetto patrimoniale.

Buy-to-let in Italia: rendimento da locazione per investitori stranieri
Il mercato delle locazioni italiano offre, per chi cerca un investimento immobiliare per stranieri in Italia, condizioni interessanti soprattutto se confrontato con altri mercati europei. Secondo Global Property Guide, Q1 2026, il rendimento locativo immobiliare in Italia si attesta su un valore lordo medio del 7,23%, competitivo nel panorama dell’Europa occidentale. Si tratta di una media nazionale che, secondo le rilevazioni di mercato, varia sensibilmente da città a città e da quartiere a quartiere.
Le grandi città presentano dinamiche diverse. Roma e Milano offrono mercati liquidi, con domanda strutturale alta ma rendimenti lordi più contenuti perché il prezzo di acquisto è più elevato. I poli universitari (Bologna, Torino, Padova, Firenze) offrono spesso rendimenti lordi superiori, sostenuti dalla domanda di studenti e giovani professionisti. Le località turistiche di pregio, dalla Toscana al Lago di Como, dalla Costiera Amalfitana al Salento, premiano invece formule di affitto breve stagionale.
La distinzione tra affitti brevi e locazioni di lunga durata ha conseguenze rilevanti. Gli affitti brevi consentono rendimenti lordi più alti, ma sono soggetti a una regolamentazione regionale e comunale in continua evoluzione. Dal 2024 è inoltre obbligatorio acquisire ed esporre il Codice Identificativo Nazionale (CIN), attribuito dal Ministero del Turismo a ogni unità destinata a locazione turistica, con sanzioni amministrative significative in caso di mancato rispetto. Le locazioni lunghe, in particolare quelle a canone concordato, offrono stabilità di flusso e accesso ad aliquote fiscali più favorevoli.
Per le persone fisiche è disponibile la cedolare secca, imposta sostitutiva che semplifica la tassazione del canone: 21% per i contratti a canone libero (4+4) e 10% per i contratti a canone concordato nei Comuni ad alta tensione abitativa. L’accesso al regime dipende dalla normativa vigente e, secondo l’orientamento giurisprudenziale consolidato, è generalmente accessibile ai residenti UE/SEE; per i soggetti extra-UE l’applicabilità va verificata caso per caso. Quando applicabile, la cedolare esclude il canone dalla base imponibile IRPEF, semplificazione spesso decisiva per chi non vuole gestire una dichiarazione fiscale italiana complessa.
Investire da remoto in un mercato locativo straniero richiede una gestione locale. Tipicamente il cliente si avvale di un amministratore di immobili, di un property manager per gli affitti brevi, di un commercialista per gli adempimenti fiscali. Lo Studio coordina questi attori in una regia legale unica, in modo che il cliente mantenga il controllo strategico senza dover seguire la gestione operativa quotidiana.

Acquisto, ristrutturazione e rivendita: aspetti legali, urbanistici e fiscali
L’operazione di acquisto, ristrutturazione e rivendita di immobili si articola in fasi sequenziali, ognuna con un proprio profilo di rischio. La prima è l’identificazione di immobili sottovalutati: stock proveniente da aste immobiliari, immobili da ristrutturare, patrimoni in successione, immobili rurali in territori in crescita. Per ognuno di questi canali servono competenze diverse e una valutazione realistica del prezzo di mercato pre e post intervento.
Prima dell’acquisto, la fase più delicata è la due diligence. Chi valuta un’operazione di flipping deve verificare con attenzione lo stato legittimo dell’immobile, ovvero la sua piena conformità urbanistica e catastale. Acquistare un immobile con difformità non sanate significa acquistare un bene che, alla rivendita, può risultare non commerciabile fino alla regolarizzazione. Molte difformità sono sanabili, ma costi e tempi della sanatoria possono erodere in modo significativo la marginalità attesa: per questo la verifica preventiva è decisiva, soprattutto per chi non è abituato a sistemi giuridici dove la conformità urbanistica si dà spesso per acquisita.
Durante la fase di ristrutturazione, l’attenzione si concentra sui permessi edilizi e sull’accesso ai bonus edilizi. Ogni intervento deve essere autorizzato secondo la categoria corretta (manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia, ristrutturazione urbanistica) e deve rispettare i tempi e i contenuti del titolo abilitativo. La regola è semplice nella sua durezza: l’immobile, alla fine dei lavori, deve avere uno stato legittimo perfetto, perché solo così potrà essere rivenduto senza problemi.
La tempistica della rivendita ha un impatto fiscale rilevante. La rivendita entro cinque anni dall’acquisto fa emergere una plusvalenza fiscalmente rilevante, tassata progressivamente o, su opzione, con un’imposta sostitutiva del 26%. Oltre il quinquennio è invece esente, salvo che l’operazione integri un’attività commerciale abituale. Anche pochi mesi possono fare la differenza tra un risultato efficiente e uno fiscalmente penalizzato.
Bonus ristrutturazione per proprietari stranieri: quali incentivi si applicano
I principali bonus edilizi previsti dall’ordinamento italiano si applicano, in linea di principio, anche ai proprietari stranieri non residenti, purché soddisfino i requisiti formali di accesso. Il bonus ristrutturazione ordinario consente di portare in detrazione una percentuale delle spese sostenute per il recupero edilizio. L’Ecobonus premia gli interventi di efficientamento energetico. Il Superbonus, nelle versioni residue ancora applicabili, ha aliquote più elevate ma è soggetto a vincoli e tempistiche stringenti.
Il punto critico è il meccanismo di fruizione. La detrazione fiscale presuppone una capienza IRPEF in Italia: chi non ha redditi italiani imponibili rischia di perdere il beneficio. La cessione del credito e lo sconto in fattura, dove ancora ammessi dalla normativa vigente, sono spesso strumenti più adatti, perché monetizzano il bonus a prescindere dalla capienza fiscale. La scelta del meccanismo va fatta in fase di programmazione dell’intervento, non a lavori conclusi.
Le condizioni di accesso ai bonus cambiano periodicamente, in genere con cadenza annuale in legge di bilancio. Verificare l’aliquota e il meccanismo applicabili al momento dell’intervento è il primo passo di qualsiasi ristrutturazione orientata alla rivendita.
Plusvalenza e tassazione alla rivendita per investitori stranieri non residenti
La rivendita di un immobile detenuto in Italia da un non residente attiva, di regola, una plusvalenza tassata in Italia. La regola di base è la cosiddetta esenzione quinquennale: se l’immobile è stato posseduto per più di cinque anni dalla data di acquisto, la plusvalenza non è imponibile, salvo che l’operazione si configuri come attività commerciale abituale. È un beneficio significativo che premia l’investimento di medio-lungo periodo.
Per le rivendite entro cinque anni la plusvalenza è imponibile e il cliente può scegliere tra due regimi. Il primo è la tassazione progressiva IRPEF, che cumula la plusvalenza agli altri redditi italiani. Il secondo è l’imposta sostitutiva del 26%, esercitabile in atto, davanti al notaio, al momento della rivendita. La scelta dipende dal livello complessivo del reddito tassabile in Italia: per chi non ha altri redditi italiani significativi, l’imposta sostitutiva è quasi sempre più conveniente.
Sulla tassazione della plusvalenza incidono in modo decisivo le convenzioni contro la doppia imposizione stipulate dall’Italia con il Paese di residenza del cliente. Per le plusvalenze immobiliari, la quasi totalità delle convenzioni segue il principio della lex rei sitae: la plusvalenza si tassa nel Paese in cui si trova l’immobile, dunque in Italia. Lo Stato di residenza può comunque tassare la stessa plusvalenza, riconoscendo poi un credito d’imposta per quanto già pagato in Italia. Il risultato netto cambia in modo significativo da Paese a Paese e va ricostruito caso per caso.
Chi vende un immobile in Italia da non residente, nella maggior parte dei casi, è tenuto anche a presentare una dichiarazione fiscale italiana, salvo che l’imposta sostitutiva del 26% applicata dal notaio esaurisca gli obblighi italiani sulla plusvalenza. È un adempimento spesso sottovalutato, che richiede l’assistenza di un commercialista accreditato e va programmato in anticipo, perché concorre a definire l’effetto fiscale netto dell’operazione.
Struttura fiscale ottimale per massimizzare il rendimento dell’investimento
Il rendimento di un investimento immobiliare in Italia, per un cliente straniero, dipende anche e spesso soprattutto dalla cornice fiscale scelta. L’ordinamento italiano offre diversi regimi agevolati, ognuno pensato per un profilo specifico. La leva fiscale, se ben utilizzata, può migliorare in modo sostanziale il rendimento netto.
La flat tax per neo-residenti (art. 24-bis TUIR), con imposta sostitutiva fino a 300.000 euro annui sui redditi di fonte estera per i nuovi optanti, è il regime di riferimento per gli HNWI che decidono di trasferire la residenza in Italia. Trasforma il Paese, sotto il profilo fiscale, in una giurisdizione tra le più competitive d’Europa per i grandi patrimoni internazionali, con un trattamento favorevole esteso a quindici anni.
Il regime impatriati interessa invece i lavoratori e i professionisti che trasferiscono la propria residenza in Italia per esercitare un’attività lavorativa. Riduce in misura significativa la base imponibile dei redditi prodotti in Italia per un periodo determinato. Per chi decide anche di vivere in Italia, è una leva da considerare insieme alle scelte sul veicolo di acquisto.
Sul fronte del reddito locativo, la cedolare secca resta lo strumento più efficiente per le persone fisiche, mentre la pianificazione del momento della rivendita, in funzione del quinquennio di possesso, è una delle leve più significative per ottimizzare la plusvalenza alla rivendita: ad essa si affiancano il treaty planning, la qualificazione commerciale o non commerciale dell’attività e il timing operativo. Su tutto questo si innesta la compliance antiriciclaggio: il trasferimento dei fondi dall’estero per l’acquisto deve rispettare gli obblighi di tracciabilità previsti dalla normativa italiana, con dichiarazioni e flussi documentali da preparare prima dell’operazione, non dopo.
Scenari tipici / Casi studio
Gli scenari tipici sono stati elaborati da una fusione delle fattispecie più significative di immigrazione corporate che lo Studio tratta abitualmente, al fine di creare un caso strutturato e complesso, utile al lettore per orientarsi nella gestione del proprio caso personale. I casi studio illustrano invece vicende singole, realmente trattate, con dati e dettagli anonimizzati per garantire la riservatezza dei clienti.
Professionista USA sceglie l’Italia: residenza elettiva ottenuta e futuro pianificato
Professionista americana ottiene il visto per residenza elettiva mantenendo i legami con gli USA. Assistenza integrata dalla strategia legale alla ricerca dell’immobile.
Artista lirico USA ottiene il nulla osta in 7 giorni
Artista operistico americano con contratti già sottoscritti presso un teatro italiano. Nulla osta al lavoro autonomo ottenuto in tempi urgenti per rispettare gli impegni professionali.
Cliente USA acquista immobile a Roma: compravendita sicura
Cittadina americana assistita nell’acquisto di un immobile a Roma. Criticità urbanistiche e vincoli contrattuali identificati e risolti prima della firma, operazione conclusa tramite procura notarile.
Diniego del visto per residenza elettiva: ricorso al TAR ribalta la decisione del Consolato
Cittadino sudafricano con patrimonio immobiliare internazionale e rendite documentate. Visto per residenza elettiva negato dal Consolato di San Paolo con motivazione generica: ricorso al TAR per il Lazio.
Trasferirsi in Italia per lavoro qualificato: il caso di successo di un professionista del settore tech
Consulente tecnologico dal Regno Unito con nuova collaborazione presso società internazionale a Milano. Canale d’ingresso per professionista extra-UE, visto per lavoro qualificato, permesso di soggiorno e relocation completa.
Investitore americano: da New York a una villa in Toscana
Operazione immobiliare cross-border con relocation completa. Acquisto proprietà di pregio, posizione fiscale, residenza e iscrizione sanitaria gestiti a distanza.
Coppia canadese: proprietà per il ritiro in Puglia
Da Toronto alla Valle d’Itria. Acquisto masseria con criticità catastali, regime flat tax 7% sulle pensioni estere, visto per residenza elettiva e transizione sanitaria.
Imprenditore britannico: apertura attività a Milano
Post-Brexit, un imprenditore tech londinese apre sede operativa a Milano. Percorso migratorio da extracomunitario, costituzione società e pianificazione fiscale.
Pensionato svizzero: regime flat tax 7% nel Sud Italia
Dirigente bancario da Zurigo alla Calabria. Gestione pilastro previdenziale svizzero, Convenzione Italia-Svizzera e cancellazione dal registro contribuenti cantonale.
Coppia americana: progetto di ritiro in Abruzzo con visto e flat tax
Dal Connecticut all’Abruzzo. Visto per residenza elettiva, flat tax 7% coordinata con obblighi IRS e FATCA, transizione da Medicare al SSN italiano.
Coppia tedesca: da Monaco di Baviera a Tropea
Pensionati ingegneri dal settore automotive bavarese. Gestione pensione a più livelli, Convenzione Italia-Germania e regime agevolato 7%.
Startup tech: apertura filiale italiana per il mercato EU
SaaS dalla Bay Area apre sede a Milano. SRL startup innovativa, Carta Blu UE per il team, transfer pricing, regime impatriati e conformità GDPR.
Brand di moda: ufficio di rappresentanza a Milano
Brand premium newyorkese apre presidio a Milano. Strutturazione per evitare stabile organizzazione, trasferimento direttrice creativa e gestione showroom.
Azienda manifatturiera: trasferimenti ICT in Italia
Multinazionale giapponese trasferisce 3 figure chiave in Piemonte. Permessi ICT per manager e specialista, coordinamento consolare e regime impatriati per tutti i dipendenti.
Come lo Studio Legale Internazionale Boschetti può aiutarti con gli investimenti a rendimento

Lo Studio Legale Internazionale Boschetti, attraverso la divisione Italy Visa Investments, assiste la clientela internazionale in tutte le fasi, sia nella strategia buy-to-let, sia nell’acquisto, ristrutturazione e rivendita. Il nostro ruolo è quello di un advisor legale e strategico che presidia l’intero percorso, non quello di un’agenzia immobiliare. L’obiettivo concreto è uno: proteggere il rendimento atteso dal cliente, riducendo i rischi nei punti dove l’errore costa di più.
Il nostro intervento copre, in modo coordinato, le seguenti aree. L’analisi del veicolo di acquisto ottimale (persona fisica, società italiana, società estera), in funzione del profilo del cliente, dell’orizzonte temporale e della residenza fiscale. La due diligence legale, urbanistica, catastale e fiscale prima di ogni acquisto, con verifica integrale dello stato legittimo dell’immobile, dei gravami, della conformità documentale. L’assistenza al rogito, con presidio di ogni clausola e coordinamento del notaio.
Per la strategia buy-to-let, ovvero l’acquisto di immobili per affitto da parte di stranieri, curiamo la strutturazione del contratto di locazione (libero, concordato, transitorio, breve), la scelta del regime fiscale applicabile, l’attivazione della cedolare secca dove disponibile e l’acquisizione del CIN per gli affitti brevi. Per la strategia di ristrutturazione di immobili per rivendita curiamo l’assistenza ai permessi edilizi e la gestione dei bonus edilizi applicabili, con la scelta del meccanismo di fruizione più adatto al profilo del cliente.
Alla rivendita curiamo la pianificazione fiscale della plusvalenza, il coordinamento con il notaio per l’eventuale opzione per l’imposta sostitutiva, gli adempimenti dichiarativi in Italia. Trasversalmente curiamo la compliance antiriciclaggio per i trasferimenti di fondi dall’estero, area in cui la documentazione preparata in modo corretto a monte evita rallentamenti decisivi al momento del rogito.
Quando l’investimento si inserisce in un progetto più ampio (residenza elettiva, visto per investitori, trasferimento familiare, regime impatriati o flat tax per neo-residenti), lo coordiniamo con la pianificazione migratoria e fiscale. È l’integrazione tra real estate, immigrazione e fiscalità a definire il nostro posizionamento, perché è proprio in quell’intersezione che, per il cliente internazionale, si concentrano i rischi e le opportunità più significative.
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FAQ
Le scelte si distribuiscono su tre geografie. Le metropoli (Roma e Milano) attraggono chi cerca un mercato liquido e una buona rivalutazione, accettando rendimenti lordi più contenuti. I poli universitari (Bologna, Firenze, Torino, Padova) offrono rendimenti lordi più alti su immobili più accessibili. Le località turistiche di pregio (Toscana, Lago di Como, Costiera Amalfitana, Salento, Sicilia) premiano gli affitti stagionali e le operazioni su immobili di pregio.
Sono tre. Il rischio urbanistico: un immobile con difformità non sanate, non commerciabile fino alla regolarizzazione. Il rischio di costo: un budget di ristrutturazione sottostimato erode il margine. Il rischio fiscale: una rivendita pianificata male attiva una plusvalenza che azzera il guadagno. La due diligence preventiva è lo strumento più serio per ridurre il primo, il più sottovalutato dal cliente straniero.
Mille euro al mese corrispondono a 12.000 euro di canone annuo. Con un rendimento netto del 5% (valore tipico di un buy-to-let efficiente, dopo cedolare secca e oneri di gestione) servono circa 240.000 euro di capitale immobiliare. Con un rendimento netto del 4% servono 300.000 euro, con un rendimento netto del 6% circa 200.000 euro. Una valutazione realistica si fa sul singolo immobile.
I principali bonus edilizi (bonus ristrutturazione ordinario, Ecobonus, Superbonus residuo) si applicano in linea di principio anche ai proprietari stranieri non residenti. Il punto critico è il meccanismo di fruizione: la detrazione richiede capienza IRPEF in Italia, che spesso il non residente non ha. Cessione del credito e sconto in fattura, dove ammessi, sono strumenti più adatti perché monetizzano il bonus a prescindere dalla capienza.
Perugia, come molte città secondarie, offre rendimenti lordi superiori alla media delle metropoli, sostenuti dalla forte domanda studentesca legata all’università. Secondo le rilevazioni di mercato, le città secondarie con presenza universitaria si collocano tra il 6% e il 9% lordo, a seconda della tipologia di immobile e del quartiere. Il dato puntuale richiede una due diligence sul singolo immobile, non un dato medio.
La flat tax per neo-residenti (art. 24-bis TUIR) consente a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia di optare per un’imposta sostitutiva fino a 300.000 euro annui sui redditi di fonte estera, per un massimo di quindici anni. I redditi italiani (canoni, plusvalenze immobiliari italiane) restano tassati secondo le regole ordinarie; tutti i redditi esteri sono coperti dalla flat tax. Combinazione ricorrente nella nostra clientela HNWI.
I principali sono il bonus ristrutturazione ordinario, l’Ecobonus per l’efficientamento energetico, il Sismabonus per gli interventi antisismici e il Superbonus, nelle versioni residue ancora applicabili. Aliquote, massimali e modalità di fruizione cambiano periodicamente con la legge di bilancio annuale. Tutti sono in principio accessibili anche al proprietario straniero non residente, con il limite della capienza fiscale per la detrazione.
Sui fattori controllabili dal proprietario, le leve sono tre: una ristrutturazione ben progettata che migliori la classe energetica e le finiture; l’eliminazione di tutte le difformità urbanistiche, per consentire una vendita rapida e priva di contestazioni; la valorizzazione dell’unità con interventi mirati (frazionamento, cambio di destinazione d’uso, recupero di superfici accessorie) dove le regole urbanistiche locali lo consentano. Ogni leva richiede una verifica preventiva di fattibilità.