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Digital nomad in Italia: confronto con Portogallo e Spagna

Negli ultimi anni, il fenomeno dei nomadi digitali in Europa è cresciuto rapidamente, alimentato da nuove abitudini lavorative, maggiore flessibilità contrattuale e il desiderio di conciliare lavoro e qualità della vita. Paesi come Italia, Spagna e Portogallo si sono attrezzati per intercettare questa domanda, introducendo strumenti legali ad hoc come il visto per nomadi digitali, pensato per chi lavora da remoto in modo stabile per aziende estere o come freelance.

Ma dove conviene davvero vivere e lavorare da remoto in Europa? Qual è il Paese che offre il miglior equilibrio tra burocrazia, fiscalità, infrastrutture digitali e vivibilità quotidiana?

Il visto per nomadi digitali: requisiti e differenze principali

Tutti e tre i Paesi analizzati offrono un visto dedicato ai lavoratori da remoto extra UE, ma le caratteristiche variano sensibilmente.

In Italia, il digital nomad visa è attivo dal 2024 e rivolto a lavoratori da remoto con redditi provenienti da aziende non italiane. I principali requisiti sono:

  • reddito annuo minimo di circa €28.000 lordi
  • assicurazione sanitaria valida sul territorio italiano
  • attività professionale autonoma o subordinata da remoto
  • alloggio idoneo e registrazione anagrafica

Il permesso ha una durata di 12 mesi, rinnovabile, e consente anche il ricongiungimento familiare.

La Spagna, con il suo “Digital Nomad Visa” in vigore dal 2023, richiede un reddito leggermente inferiore, intorno ai €25.000 annui, oltre a una comprovata esperienza professionale o accademica. Offre una durata fino a 5 anni e l’accesso a un regime fiscale agevolato.

Il Portogallo, invece, propone due visti: il D7 (per chi ha redditi passivi) e il D8, specificamente dedicato ai nomadi digitali. Il requisito economico per il D8 è piuttosto elevato: circa €3.040 netti al mese, ma la burocrazia è snella e la procedura consolidata.

Regimi fiscali: cosa offre ogni Paese ai lavoratori da remoto

Per chi cerca una destinazione stabile per il remote working, le condizioni fiscali giocano un ruolo fondamentale. Ecco le differenze principali:

  • Italia: possibilità di accedere al regime impatriati, con una riduzione del 70% sull’imponibile IRPEF per i primi 5 anni, prorogabili. In alcune aree del Sud la riduzione può salire fino al 90%.
  • Spagna: imposta fissa del 24% fino a €600.000 annui, valida per 5 anni, ideale per chi ha redditi medio-alti.
  • Portogallo: fino al 2024 è stato disponibile il regime NHR, con esenzioni su redditi esteri e aliquota del 20% su quelli locali. Dal 2025, alcune agevolazioni saranno limitate o eliminate per i nuovi richiedenti.

Qualità della vita e comunità remote: dove si vive meglio?

Oltre agli aspetti legali e fiscali, i migliori Paesi per nomadi digitali offrono anche infrastrutture, servizi e ambienti favorevoli alla vita da remoto.

In Italia, molte città offrono un equilibrio tra bellezza storica e funzionalità. Le mete più apprezzate includono:

  • Roma, Milano e Bologna per chi cerca dinamismo economico
  • Firenze per chi ama l’arte con buoni servizi digitali
  • Palermo e altri borghi del Sud per chi punta a costo della vita contenuto e qualità del tempo

In Spagna, le città più scelte sono:

  • Barcellona e Madrid, per la rete di coworking e la connessione internazionale
  • Valencia, ideale per un clima mite e una vita più accessibile
  • Las Palmas nelle Canarie, per il perfetto mix tra lavoro e sole

Il Portogallo è famoso per il suo ottimo rapporto qualità-prezzo. Le destinazioni più popolari tra i remote worker sono:

  • Lisbona, per la vivace comunità tech
  • Porto, più rilassata ma ben collegata
  • Madeira, dove la natura incontra la connettività

Considerazioni finali: quale Paese scegliere per il lavoro da remoto?

Sia l’Italia, sia Spagna e Portogallo offrono soluzioni interessanti per i nomadi digitali in Europa. La scelta dipende da una serie di fattori personali: aspettative di reddito, necessità fiscali, lingua, servizi familiari e lifestyle.

  • Il Portogallo continua a essere apprezzato per la burocrazia semplificata e il costo della vita
  • La Spagna si distingue per la durata del visto e l’organizzazione delle città per il remote working
  • L’Italia, pur arrivando dopo, sta consolidando un’offerta competitiva, unendo cultura, regimi agevolati e un crescente ecosistema di smart cities e borghi connessi

Scegliere dove stabilirsi come nomade digitale non è una decisione da prendere alla leggera. Ogni Paese ha le sue regole, i suoi vantaggi e le sue complessità. In alcuni casi, avere il supporto giusto può aiutare a trasformare una semplice idea di trasferimento in un progetto strutturato e sicuro.Per chi desidera orientarsi al meglio nel quadro italiano e capire se il visto per nomadi digitali in Italia è davvero la soluzione più adatta, esiste la possibilità di accedere a consulenze personalizzate in ambito legale, fiscale e amministrativo, con tutta la discrezione e l’accuratezza necessarie.

Autore

Avv. Federico Migliaccio

Avvocato, Foro di Roma · Studio Legale Internazionale Boschetti

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Roma dal 2017. Dal 2022 membro dello Studio Legale Internazionale Boschetti, si occupa di diritto dell’immigrazione con focus su residenza elettiva, visto per investitori e riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.

Albo Avvocati di Roma

Laurea LUISS Guido Carli

Diritto dell’Immigrazione

Cittadinanza Iure Sanguinis

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