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Italia, Portogallo o Spagna: dove conviene trasferire residenza e capitali oggi

Italia, Portogallo e Spagna sono le mete più ambite dai grandi patrimoni che guardano al Sud Europa, ma le loro regole fiscali e migratorie sono cambiate molto di recente. Vediamo come si confrontano sui regimi per i nuovi residenti, sui costi e sulla qualità della vita, e come scegliere in base al proprio profilo.

Italia, Portogallo o Spagna: i criteri per scegliere

Per chi dispone di un patrimonio importante e valuta dove costruire la propria nuova vita, trasferirsi tra Italia, Portogallo e Spagna è una scelta che merita un confronto attento. I tre Paesi del Sud Europa condividono clima, stile di vita e appartenenza all’Unione, ma offrono regimi fiscali, vie d’ingresso e politiche per i nuovi residenti sensibilmente diversi. È un confronto che affrontiamo dall’interno: il nostro Studio non si limita a studiare i tre mercati, ma vi opera con desk dedicati e professionisti locali in Italia, Portogallo e Spagna, seguendo i clienti sul posto in ciascuno di essi. È questa presenza nei tre Paesi a permettere un paragone concreto, e non teorico, tra le diverse opzioni.

Il primo criterio è quasi sempre quello fiscale, perché chi sposta la propria residenza cerca un trattamento favorevole sui redditi e sul patrimonio. Sarebbe però un errore fermarsi a questo: contano anche la durata dei regimi, la stabilità delle norme, i tempi e l’efficienza delle procedure amministrative, che in alcuni Paesi sono diventate un fattore critico. È proprio sull’efficienza amministrativa, oggi, che si gioca buona parte del confronto.

A questi si aggiungono criteri non strettamente economici: la lingua e la facilità di integrazione, la qualità dei servizi sanitari e scolastici, il costo della vita nelle diverse città, la vicinanza ai propri interessi familiari e professionali. Un trasferimento riuscito è quello in cui il vantaggio fiscale si accompagna a una reale qualità della vita quotidiana.

Infine, conta l’obiettivo di lungo periodo, in particolare la prospettiva della cittadinanza, che nei tre Paesi segue tempi diversi. Mettere in fila tutti questi criteri, e pesarli sul proprio profilo concreto, è il modo corretto per affrontare una decisione che non ammette risposte standardizzate né soluzioni valide per tutti. Un buon metodo parte dal proprio profilo, non dalla reputazione di un singolo Paese.

Tassazione a confronto per chi ha grandi capitali

Sul piano fiscale, ciascuno dei tre Paesi mette sul tavolo un proprio regime di favore. L’Italia propone l’imposta sostitutiva forfetaria per i neo-residenti, che consente di tassare in modo agevolato i redditi prodotti all’estero con un importo fisso annuo, particolarmente interessante per chi ha redditi esteri molto elevati, oltre al regime dedicato ai lavoratori impatriati. Si tratta di una formula pensata soprattutto per chi possiede ricchezza all’estero.

Il confronto Italia vs Portogallo sul fronte delle tasse vede quest’ultimo schierare il regime IFICI, successore del precedente regime per i residenti non abituali, con una tassazione agevolata al venti per cento per dieci anni sui redditi da attività ad alto valore aggiunto, ricerca e innovazione. È un regime più selettivo del passato, ma di durata lunga.

La Spagna, dal canto suo, offre la cosiddetta Ley Beckham, che permette ai lavoratori trasferiti di essere tassati con un’aliquota fissa del ventiquattro per cento sui redditi di lavoro entro una soglia elevata, per un periodo di sei anni. È una soluzione apprezzata per la rapidità delle procedure, ma di durata più breve rispetto a quella portoghese. La sua attrattiva sta soprattutto nei tempi rapidi di ottenimento del titolo.

Il confronto, però, non si risolve guardando solo all’aliquota. Contano la base imponibile coperta dal regime, la durata, i requisiti d’accesso e il trattamento del patrimonio e delle successioni. Per chi ha grandi capitali, la scelta richiede una simulazione personalizzata, perché lo stesso reddito può essere tassato in modo molto diverso da un Paese all’altro.

Qualità della vita e costi nei tre Paesi

Al di là delle imposte, la vita quotidiana pesa moltissimo nella scelta. I tre Paesi offrono un clima mediterraneo, una buona sanità e una ricca offerta culturale, ma con differenze sensibili nel costo della vita e nel mercato immobiliare, che incidono direttamente sul tenore di vita raggiungibile a parità di patrimonio. A parità di reddito, dunque, la qualità della vita può variare in misura sorprendente.

Il Portogallo ha attratto negli ultimi anni molti nuovi residenti grazie a un costo della vita storicamente contenuto, soprattutto fuori da Lisbona, anche se la forte domanda ha fatto crescere i prezzi immobiliari nelle aree più richieste. La lingua accessibile e un ambiente accogliente restano fattori di forte attrattiva per chi arriva dall’estero. Anche il clima mite e un buon livello di sicurezza contribuiscono al suo successo.

La Spagna combina grandi città dinamiche, come Madrid e Barcellona, con un costo della vita intermedio e infrastrutture eccellenti, pur con prezzi in crescita nelle metropoli più ambite. L’Italia, dal canto suo, offre una varietà di contesti senza pari, dalle città d’arte ai piccoli centri, con costi che variano enormemente tra Nord e Sud.

Non esiste, su questo terreno, un vincitore assoluto: molto dipende dalle preferenze personali, dalla città prescelta e dallo stile di vita desiderato. Per questo la valutazione dei costi va sempre fatta sul caso concreto, immaginando la vita reale che si condurrà nel luogo prescelto, e non su medie nazionali astratte. La scelta della città, spesso, conta più di quella del Paese.

Cosa è cambiato nelle politiche per i nuovi residenti

Negli ultimi anni il quadro è mutato in modo significativo, ed è essenziale aggiornarlo prima di spostare la residenza e i capitali in Europa. Le politiche per attrarre nuovi residenti, un tempo molto generose, sono state in più casi riviste, ridotte o ridisegnate, segno di un riequilibrio tra l’attrazione di capitali e altre esigenze, come quelle del mercato immobiliare.

La novità più netta riguarda la Spagna, che ha abolito definitivamente il proprio Golden Visa, il permesso di soggiorno legato a un investimento, con effetto dal 2025. Chi puntava su quella via per ottenere la residenza tramite un investimento immobiliare deve oggi orientarsi su strumenti diversi, come i visti per nomadi digitali o la residenza non lavorativa. È una svolta che riflette la crescente attenzione politica al tema della casa.

Il Portogallo, dal canto suo, ha superato il celebre regime per i residenti non abituali, sostituendolo con un incentivo più mirato, legato all’innovazione e alle attività ad alto valore aggiunto. Ha invece mantenuto il proprio Golden Visa, sia pure rimodulato verso gli investimenti in fondi e impresa, anziché nel mattone.

L’Italia ha seguito una linea di continuità, confermando i propri regimi di favore ma rimodulando l’imposta forfetaria dei neo-residenti, con un importo più elevato per i nuovi arrivi. Il messaggio comune è chiaro: i regimi cambiano, e una decisione presa sulla base di informazioni datate rischia di rivelarsi sbagliata. Verificare la disciplina in vigore è dunque il primo passo di ogni pianificazione.

I vantaggi specifici dell’Italia

Nel confronto, l’Italia presenta alcuni punti di forza che la rendono particolarmente competitiva per i grandi patrimoni. Il regime dei neo-residenti consente di assoggettare i redditi esteri, anche ingenti, a un’imposta sostitutiva forfetaria di importo fisso, con un esonero dagli obblighi di monitoraggio su molte attività estere: una soluzione semplice e prevedibile, indipendente dall’ammontare dei redditi.

A questo si affiancano il regime al sette per cento per i pensionati esteri che scelgono i piccoli Comuni del Mezzogiorno, e il regime per gli impatriati, dedicato a chi trasferisce in Italia la propria attività lavorativa. La gamma di regimi consente di individuare la soluzione più adatta a profili molto diversi, dal pensionato al manager all’investitore. Nessun altro Paese del confronto offre una varietà altrettanto ampia di regimi.

Sul fronte dell’investimento, l’Investor Visa offre vie d’accesso modulate sull’importo, con una soglia particolarmente contenuta per chi investe in una startup innovativa. A ciò si aggiunge un patrimonio difficilmente replicabile altrove: la qualità della vita, il sistema sanitario, l’arte, la cultura e la varietà dei territori, che fanno dell’Italia molto più di una destinazione fiscale. È un insieme di fattori che pesa anche quando il vantaggio fiscale è simile altrove.

Va detto con equilibrio che l’Italia sconta procedure non sempre rapidissime e una burocrazia da affrontare con la giusta assistenza. Ma per chi cerca stabilità dei regimi, ampiezza delle opzioni e una qualità della vita d’eccezione, il Paese resta una delle mete più solide dell’intero panorama europeo. Sono proprio questi limiti che, con il nostro affiancamento, diventano del tutto gestibili: ce ne occupiamo noi, dalla domanda di visto agli adempimenti fiscali, così che il cliente ne percepisca soltanto il risultato.

Come decidere in base al tuo profilo

Stabilire dove conviene trasferirsi in Europa non è un esercizio teorico, ma una decisione che dipende dal profilo concreto di ciascuno. Un pensionato con rendite estere, un manager che continua a lavorare, un investitore che vive di capitale e un imprenditore digitale hanno esigenze diverse, e per ciascuno il Paese ottimale può cambiare. Non esiste, in altre parole, un Paese migliore in assoluto.

Chi cerca la massima durata del beneficio fiscale guarderà con interesse al Portogallo, con il suo orizzonte decennale, accettandone però i tempi amministrativi più lunghi. Chi privilegia la rapidità delle procedure e una grande capacità di accoglienza può trovare nella Spagna la risposta, pur con un regime di durata più contenuta. Chi ha redditi esteri molto elevati e cerca stabilità tende invece verso l’Italia.

La scelta, inoltre, non riguarda solo l’oggi, ma il progetto di vita: la prospettiva della cittadinanza, la presenza della famiglia, i legami professionali, la volontà di radicarsi o di mantenere una base flessibile. Sono elementi che un confronto puramente fiscale non coglie, ma che spesso risultano decisivi. Considerare questi aspetti fin dall’inizio evita ripensamenti costosi in seguito.

Per questo il modo più efficace di decidere è affidarsi a una consulenza comparativa, capace di mettere a confronto i tre ordinamenti sul proprio caso specifico e di indicare, con imparzialità, la soluzione più coerente. È esattamente ciò che facciamo come Studio: confrontiamo Italia, Portogallo e Spagna sul profilo concreto del cliente e lo accompagniamo poi nel Paese prescelto, perché operiamo in tutti e tre. Uno sguardo esterno e competente vale spesso più di mille confronti fai-da-te.

Autore

Avv. Federico Migliaccio

Avvocato, Foro di Roma · Studio Legale Internazionale Boschetti

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Roma dal 2017. Dal 2022 membro dello Studio Legale Internazionale Boschetti, si occupa di diritto dell’immigrazione con focus su residenza elettiva, visto per investitori e riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.

Albo Avvocati di Roma

Laurea LUISS Guido Carli

Diritto dell’Immigrazione

Cittadinanza Iure Sanguinis

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