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Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo: requisiti, reddito e vantaggi per chi vive in Italia

Dopo cinque anni in Italia, molti dei nostri clienti si pongono la stessa domanda: devo continuare a rinnovare il permesso ogni uno o due anni? Non necessariamente. Il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, che molti chiamano ancora carta di soggiorno, offre uno status stabile, una validità di dieci anni e libertà che il permesso ordinario non concede. Vediamo chi può ottenerlo, come si calcolano i requisiti e che cosa cambia nella vita di tutti i giorni.

Che cos’è il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo

Immaginiamo un pensionato americano arrivato in Toscana con la residenza elettiva, o una famiglia del Golfo che vive a Milano da quando il capofamiglia ha aperto la sede italiana della sua società. Dopo qualche anno la vita è ormai qui, ma ogni rinnovo riporta in questura, con la stessa documentazione, le stesse attese e la stessa incertezza. È a questo punto che entra in gioco il permesso di lungo periodo.

Si tratta di un titolo di soggiorno di origine europea, che l’Italia ha recepito nel proprio testo unico sull’immigrazione. La legge lo descrive come il riconoscimento permanente dello status di soggiornante di lungo periodo: il documento ha validità decennale e alla scadenza si rinnova su semplice domanda, presentando nuove fotografie, senza rifare l’intero esame dei requisiti. Per i minori di diciotto anni la validità è di cinque anni. Il permesso in corso di validità vale inoltre come documento di identificazione personale, e la questura deve rilasciarlo entro novanta giorni dalla richiesta, anche se nella pratica i tempi variano da città a città.

L’espressione carta di soggiorno, ancora molto usata, viene dalla disciplina precedente: oggi il titolo corretto è quello europeo, e non si tratta di una semplice differenza di nome, perché lo status si inserisce in un quadro comune agli Stati dell’Unione.

Nella nostra esperienza, il passaggio al lungo periodo è il momento in cui un trasferimento smette di essere un progetto e diventa una scelta di vita stabile. Per questo conviene prepararlo con lo stesso rigore con cui si è preparato l’arrivo, e non lasciarlo all’ultimo rinnovo utile.

I cinque anni: come si contano e quali assenze sono ammesse

Il primo requisito sembra semplice: essere titolari da almeno cinque anni di un permesso di soggiorno in corso di validità. Nella pratica, è proprio qui che nascono le sorprese più frequenti, perché non tutti gli anni trascorsi in Italia valgono allo stesso modo.

Alcuni titoli non consentono di chiedere il permesso di lungo periodo e, in parte, non entrano nemmeno nel calcolo. È il caso dei permessi per studio o formazione professionale, dei permessi di breve durata e di alcune forme di protezione temporanea o di soggiorno per cure mediche. Chi è arrivato come studente e solo in seguito è passato a un permesso per lavoro deve quindi verificare con precisione da quale data decorre il quinquennio utile.

Il secondo nodo riguarda i viaggi. Le assenze dall’Italia non interrompono il periodo e vengono incluse nel computo se ciascuna è inferiore a sei mesi consecutivi e se, nell’insieme, non superano i dieci mesi nel quinquennio. Restano salve le assenze dovute a obblighi militari, a gravi e documentati motivi di salute o ad altri gravi e comprovati motivi.

Un esempio aiuta. Un imprenditore brasiliano che in cinque anni ha trascorso fuori dall’Italia due mesi all’anno, sempre in periodi brevi, arriva a dieci mesi complessivi: è esattamente al limite. Se nel quinto anno aggiunge un viaggio di tre settimane in più, rischia di dover attendere ancora prima di presentare la domanda.

Per questo, prima di depositare la richiesta, ricostruiamo con il cliente il calendario degli ingressi e delle uscite, sulla base dei timbri del passaporto e dei titoli di viaggio. È un lavoro minuzioso, ma evita il diniego più banale e più frustrante.

Reddito, alloggio e test di italiano: i requisiti

Accanto al quinquennio, la legge chiede di dimostrare un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, che l’INPS aggiorna ogni anno e che negli ultimi anni si è attestato poco sopra i 7.000 euro. È una soglia contenuta, che per molti dei profili che assistiamo non rappresenta un ostacolo; il punto delicato è piuttosto la prova, cioè la documentazione fiscale e bancaria che attesta un reddito lecito, stabile e riferibile al richiedente.

Se la domanda riguarda anche i familiari, la soglia cresce secondo i parametri previsti per il ricongiungimento: all’importo base si aggiunge la metà dell’assegno sociale per ogni familiare. Con un valore indicativo di 7.000 euro, una coppia con un figlio deve dimostrare circa 14.000 euro annui, e una coppia con due figli circa 17.500 euro. Nel calcolo si tiene conto anche del reddito dei familiari conviventi.

Per la domanda estesa ai familiari serve inoltre un alloggio idoneo, che rispetti i parametri regionali previsti per l’edilizia residenziale pubblica oppure sia dotato dei requisiti igienico sanitari accertati dall’azienda sanitaria competente. Chi ha acquistato o affittato casa in Italia dovrebbe verificare per tempo che l’immobile sia documentabile in questo senso.

Infine, il rilascio è subordinato al superamento di un test di conoscenza della lingua italiana, secondo le modalità fissate dal Ministero dell’interno. Per chi vive in Italia da anni è raramente un problema, ma va programmato: non è raro che sia proprio l’attesa della sessione d’esame a rallentare l’intera pratica.

Il permesso non può essere rilasciato a chi risulti pericoloso per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato; nel valutarlo, la questura considera anche la durata del soggiorno e l’inserimento sociale, familiare e lavorativo della persona.

Residenza elettiva, investitori e Carta Blu: come si arriva al lungo periodo

Chi ha scelto l’Italia con un visto per residenza elettiva spesso ci chiede se quegli anni contino davvero. La risposta è sì: il permesso per residenza elettiva non rientra tra quelli esclusi, e il periodo trascorso con questo titolo concorre al quinquennio. È una notizia importante per i pensionati e per chi vive di rendite, perché il lungo periodo apre loro possibilità che la residenza elettiva non consente.

Lo stesso vale per chi è arrivato con il visto per investitori, con un permesso per lavoro subordinato o autonomo, o come familiare ricongiunto. In tutti questi casi il percorso è lineare, a condizione che i rinnovi siano stati chiesti nei termini e che non vi siano stati vuoti tra un permesso e l’altro.

Per i titolari di Carta Blu UE la legge prevede una disciplina più favorevole. Chi ha una Carta Blu rilasciata da un altro Stato membro ed è autorizzato a soggiornare in Italia può chiedere il permesso di lungo periodo dimostrando cinque anni di soggiorno legale e ininterrotto nel territorio dell’Unione come titolare di Carta Blu, di cui almeno due con la Carta Blu italiana. Anche le assenze sono valutate con maggiore elasticità: sono ammesse se inferiori a dodici mesi consecutivi e se non superano diciotto mesi complessivi.

Un manager indiano che ha lavorato tre anni a Monaco e due a Milano, sempre con Carta Blu, può quindi sommare i due periodi. È uno dei casi in cui una pianificazione attenta della carriera si traduce in anni guadagnati.

Nella nostra esperienza, il punto critico per tutti questi profili è la continuità: un rinnovo presentato in ritardo o un passaggio da un titolo all’altro gestito male possono spezzare il quinquennio. Verificarlo prima, sui documenti, è la condizione per presentare una domanda solida.

Cosa cambia in concreto: lavoro, viaggi e mobilità nell’Unione

Il valore del permesso di lungo periodo si misura nella vita quotidiana. Il primo cambiamento è la stabilità: niente più rinnovi ravvicinati, ma un documento decennale che si aggiorna su domanda. Per una famiglia con figli in età scolare, o per chi gestisce un’impresa, significa poter programmare senza l’ansia della prossima scadenza.

Il secondo cambiamento riguarda il lavoro. Il titolare può svolgere in Italia qualsiasi attività lavorativa subordinata o autonoma, salvo quelle che la legge riserva ai cittadini, e per il lavoro dipendente non serve il contratto di soggiorno. Per un pensionato arrivato con la residenza elettiva, che non poteva lavorare, è una libertà nuova: una consulenza, un incarico in un consiglio di amministrazione, un’attività avviata in Italia diventano possibili.

Il terzo riguarda l’accesso alle prestazioni di assistenza e previdenza sociale, ai servizi sanitari e scolastici e ai beni e servizi offerti al pubblico, a condizione di dimostrare l’effettiva residenza in Italia. Il titolare può inoltre entrare in Italia senza visto e partecipare alla vita pubblica locale nelle forme previste.

Infine, lo status è europeo: lo prevede una direttiva comune agli Stati dell’Unione, che facilita il soggiorno in un altro Stato membro per lavoro, studio o altro scopo lecito, alle condizioni stabilite da quello Stato.

Attenzione però a ciò che può farlo perdere. Il permesso è revocato in caso di assenza dal territorio dell’Unione per dodici mesi consecutivi, e comunque in caso di assenza dall’Italia per più di sei anni. Chi lo perde per questi motivi può riottenerlo con un periodo ridotto a tre anni. Per chi divide l’anno tra l’Italia e un altro Paese, questa regola va tenuta presente fin dall’inizio.

Come lo Studio accompagna il passaggio al lungo periodo

Il permesso di lungo periodo è spesso percepito come una formalità, l’ultimo passo di un percorso già fatto. Nella nostra esperienza è invece il momento in cui gli errori degli anni precedenti, un rinnovo in ritardo, un’assenza mal calcolata, un reddito documentato in modo incompleto, vengono a galla tutti insieme.

Per questo il nostro lavoro comincia prima della domanda. Ricostruiamo la storia dei permessi del cliente e dei suoi familiari, calcoliamo il quinquennio e le assenze sui documenti, verifichiamo la soglia di reddito per l’intero nucleo e l’idoneità dell’alloggio, e programmiamo il test di lingua in modo che non diventi il collo di bottiglia della pratica.

Italy Visa Investments nasce all’interno dello Studio Legale Internazionale Boschetti, che dal 2008 si occupa di immigrazione, famiglia e mobilità internazionale. Ciò significa che, nello stesso Studio, chi ha investito in Italia trova anche chi segue i suoi profili di soggiorno, e chi ha beni o familiari in più Paesi trova chi conosce le regole di ciascuno. Con i nostri desk in Italia, Portogallo e Spagna aiutiamo inoltre i clienti che valutano di spostare una parte della loro vita in un altro Stato dell’Unione a capire come il lungo periodo italiano possa accompagnarli.

Se vive in Italia da qualche anno e vuole capire se è il momento giusto per chiedere il permesso di lungo periodo, Italy Visa Investments può esaminare la sua situazione e indicarle con chiarezza tempi e requisiti. Può fissare un appuntamento a questo link.

Autore

Avv. Federico Migliaccio

Avvocato, Foro di Roma · Studio Legale Internazionale Boschetti

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Roma dal 2017. Dal 2022 membro dello Studio Legale Internazionale Boschetti, si occupa di diritto dell’immigrazione con focus su residenza elettiva, visto per investitori e riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.

Albo Avvocati di Roma

Laurea LUISS Guido Carli

Diritto dell’Immigrazione

Cittadinanza Iure Sanguinis

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