Visto per nomadi digitali in Italia
Il visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto è un’opportunità dedicata a cittadini stranieri extracomunitari altamente qualificati in grado di svolgere la propria attività lavorativa utilizzando strumenti tecnologici per operare a distanza, in via autonoma, ovvero per un’impresa anche non avente sede nel territorio nazionale. Sia per il libero professionista che per il dipendente/collaboratore di un’impresa, questo visto apre le porte a un soggiorno a lungo termine in Italia.
Il nomade digitale, pertanto, è il lavoratore altamente qualificato (non un lavoratore qualsiasi) che può svolgere la propria attività lavorativa in qualsiasi parte del mondo, con un computer e una connessione Internet, senza essere ancorato a un ufficio o a un luogo specifico. Si tratta di una fattispecie privilegita di ingresso che valorizza la mobilità internazionale del lavoro. Introdotto nel 2024, il visto per nomadi digitali è un nuovo caso particolare di ingresso fuori dalle quote aggiunto all’art. 27 del Testo Unico sull’Immigrazione.

Che cos’è un visto per nomadi digitali?
L’Italia riconosce il crescente fenomeno del nomadismo digitale, offrendo un percorso legale per professionisti che desiderano coniugare la propria carriera con la possibilità di vivere e operare da un paese diverso dal proprio, scegliendo il nostro Paese come base.
Il visto per nomadi digitali in Italia non è tuttavia un’opzione per tutti, bensì solo per il cittadino extracomunitario altamente qualificato che aspira a lavorare in italia come nomade digitale o lavoratore da remoto. Questa speciale categoria di visto consente di svolgere un’attività professionale utilizzando strumenti tecnologici che permettono di operare a distanza, ma solo per lavoratori altamente qualificati.
A differenza di altri permessi, l’ingresso come nomade digitale avviene al di fuori dei limiti delle quote stabilite dai decreti-flussi e non richiede un nulla osta. Ciò rende il digital nomad visa italiano un’opportunità straordinaria rispetto alle normali fattispecie di ingresso in Italia per cittadini extracomunitari.
Tuttavia, la procedura per ottenere questo visto “speciale” e il successivo permesso di soggiorno richiede la rigorosa osservanza di requisiti stringenti e la presentazione di una documentazione specifica. Affidarsi a esperti del settore è fondamentale per non cadere in spiacevoli sorprese.
Come richiedere il visto per nomadi digitali: documenti e requisiti
La richiesta per ottenere il visto per nomadi digitali deve essere presentata all’ufficio diplomatico consolare italiano competente nel paese di residenza del richiedente.
Tra la documentazione generale richiesta figurano:
- il modulo di domanda compilato e firmato
- passaporto valido con validità di almeno tre mesi
- una foto a colori formato passaporto
- copie di eventuali visti Schengen precedenti
Per qualificarsi, inoltre, i richiedenti devono dimostrare:
- di esserelavoratori altamente qualificati secondo l’articolo 27 quater comma 1 del decreto legislativo 286/98
- di avere un’esperienza pregressa di almeno sei mesi nell’attività lavorativa che si intende svolgere
- di disporre di un reddito minimo annuo non inferiore al triplo del livello minimo per l’esenzione dalla spesa sanitaria
- di possedere un’assicurazione sanitaria valida per il territorio nazionale
- di avere una sistemazione alloggiativa idonea in italia, certificabile tramite contratto di locazione registrato o di acquisto
Per i lavoratori da remoto, si aggiunge la necessità di presentare il contratto di lavoro o di collaborazione o un’offerta vincolante, insieme a una dichiarazione del datore di lavoro che attesti l’assenza di condanne gravi a suo carico.
Sempre per quanto riguarda l’incidenza di precedenti penali, si osserva che il rilascio del permesso di soggiorno viene negato, e il visto d’ingresso revocato, nel caso in cui, a seguito degli accertamenti effettuati dalla questura competente, emerga che il datore di lavoro sia stato condannato, nei cinque anni precedenti, per uno dei reati previsti dall’articolo 22, comma 5-bis, del Testo Unico sull’immigrazione.
Una nota particolare in merito al requisito reddituale: nel 2024, tale limite è compreso tra 6.500 e 7.000 euro lordi annui, il che implica un requisito minimo di reddito di circa 20.000–21.000 euro lordi all’anno. Tuttavia, diverse interpretazioni pratiche, pur non espressamente contenute nel testo del decreto, suggeriscono che la soglia effettiva potrebbe aggirarsi intorno ai 28.000 euro netti annui. Questa stima tiene conto della necessità di coprire imposte, contributi e di garantire uno standard di vita adeguato in linea con le aspettative legate al soggiorno prolungato in Italia.
La corretta preparazione di tutta la documentazione, spesso complessa e richiedente specifici requisiti di autenticazione e traduzione, è cruciale per la buona riuscita della domanda e per poter vivere come nomadi digitali in Italia. A tal fine, l’assistenza di esperti legali può fare la differenza nel navigare queste procedure.

La procedura per ottenere il visto per nomadi digitali
Il visto per nomadi digitali è pensato per attrarre professionisti altamente qualificati che svolgono attività lavorative da remoto per conto proprio o per aziende estere, garantendo al tempo stesso il rispetto della normativa italiana in materia di immigrazione e fiscalità. Per lavorare legalmente da remoto in Italia in qualità di nomade digitale è necessario seguire una specifica procedura che prevede due fasi:
- la domanda di visto d’ingresso presso la competente autorità diplomatica o consolare
- entro 8 giorni dall’ingresso, la richiesta del permesso di soggiorno presso la competente Questura, che assegna e trasmette il codice fiscale al momento del rilascio del titolo.
Il permesso di soggiorno previsto riporta l’indicazione «nomade digitale – lavoratore da remoto» ed è concesso per una durata massima di un anno. Tale permesso può essere rinnovato di anno in anno, a condizione che restino valide le circostanze e i requisiti che ne avevano giustificato il rilascio iniziale.
A tale procedura si applicano le disposizioni dell’articolo 5, comma 2-ter, del Testo Unico sull’immigrazione. Inoltre, il cittadino straniero è tenuto a presentare la stessa documentazione fornita durante la richiesta del visto, debitamente timbrata dalla rappresentanza diplomatica o consolare competente, come prova per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno.

Nomadi digitali e lavoratori da remoto digitali: le differenze
La normativa italiana distingue tra “nomadi digitali” e “lavoratori da remoto”, sebbene entrambi rientrino nella più ampia categoria del digital nomad visa italiano e mirino a lavorare da remoto in italia. La distinzione fondamentale risiede nella natura del rapporto lavorativo: i nomadi digitali operano come professionisti autonomi, mentre i lavoratori da remoto mantengono un rapporto di subordinazione o collaborazione con un datore di lavoro specifico. Questa differenza comporta implicazioni significative in termini di obblighi fiscali, previdenziali e documentali richiesti per l’ottenimento del visto.
Il “nomade digitale” è definito all’art. 2 del decreto Ministero dell’Interno del 29 febbraio 2024 come “lo straniero che svolge attivita’ di lavoro autonomo attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto”.
Sono spesso liberi professionisti che coniugano la propria attività lavorativa con la passione per i viaggi. Al contrario, il “lavoratore da remoto” è colui che, sempre attraverso l’uso di strumenti tecnologici per il lavoro a distanza, svolge attività di lavoro subordinato o di collaborazione, anche per un’impresa non residente in italia, come previsto dal decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81. Entrambi devono essere lavoratori altamente qualificati ai sensi dell’articolo 27 quater comma 1 del decreto legislativo 286/98.
Come si è osservato, nonostante le differenze nella natura del rapporto lavorativo, sia per il nomadismo digitale autonomo che per il lavoro da remoto dipendente, il processo di ingresso non richiede un nulla osta provvisorio, semplificando la procedura rispetto ad altri tipi di visti lavorativi. Comprendere a fondo quale categoria si adatti al proprio profilo è essenziale per preparare la documentazione corretta e affrontare al meglio l’iter burocratico.
Il regime fiscale dei nomadi digitali in Italia
Un aspetto fondamentale per chi desidera vivere come nomadi digitali in Italia è la comprensione del regime fiscale. La tassazione del reddito per i beneficiari del visto per nomadi digitali dipende principalmente dalla loro residenza fiscale, che si acquisisce se si soggiorna in Italia per più di 183 giorni all’anno.
Una volta stabilita la residenza fiscale italiana, il reddito globale del nomade digitale, inclusi i proventi generati all’estero, diventa potenzialmente soggetto a tassazione in Italia. Tuttavia, il nostro Paese offre interessanti agevolazioni fiscali per i nuovi residenti, tra cui il regime agevolato per lavoratori impatriati, nonché la flat tax per i neo-residenti. Inoltre, la possibilità di evitare la doppia imposizione sui redditi esteri è spesso garantita dalle convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale stipulate tra l’Italia e il Paese di provenienza del lavoratore.
Pertanto, prima di intraprendere uno stile di vita da nomade digitale in Italia, è essenziale valutare attentamente la propria situazione fiscale e pianificare con cura la permanenza nel Paese. Affidarsi a un consulente esperto in fiscalità internazionale può aiutare a ottimizzare il carico tributario, evitare complicazioni legali e sfruttare appieno le agevolazioni disponibili. Una buona pianificazione non solo tutela il lavoratore sotto il profilo fiscale, ma consente anche di vivere l’esperienza del nomadismo digitale in Italia in modo sereno, sicuro e sostenibile nel lungo termine.
A tal proposito, lo Studio Legale Internazionale Boschetti opera in sinergia con commercialisti e fiscalisti internazionali, offrendo consulenza specializzata in materia tributaria e fiscale per stranieri che si trasferiscono in Italia con un visto per nomade digitale, garantendo un supporto completo e integrato in ogni fase del processo.
Chi può richiedere il visto: quali categorie di lavoratori si qualificano per il visto per nomadi digitali in Italia
Il visto per nomadi digitali in Italia, come si è visto, è specificamente pensato per cittadini stranieri extracomunitari altamente qualificati. La definizione di “altamente qualificato” è rigorosamente delineata e rimanda all’art. 27 quater del d.lgs. n. 286/1998 (T.U.I), che disciplina il rilascio della Carta Blu UE.
Pertanto, sono richiesti i seguenti requisiti in via alternativa:
- Il primo criterio prevede il possesso di un titolo di istruzione superiore di livello terziario, rilasciato da un’Università competente, che attesti il completamento di un percorso di studi di almeno tre anni, o una qualificazione professionale post secondaria di durata almeno triennale o corrispondente al livello 6 del quadro nazionale delle qualificazioni. Per i titoli ottenuti in Paesi extra-Ue, è necessaria una dichiarazione di valore o, in alternativa, una dichiarazione di comparabilità rilasciata da cimea.
- In alternativa, per le professioni regolamentate, si devono possedere i requisiti previsti dal decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206, con attestazione da parte di un’autorità italiana competente.
- Una terza via per qualificarsi è dimostrare il possesso di una qualifica professionale superiore attestata da almeno cinque anni di esperienza professionale, di livello paragonabile ai titoli d’istruzione superiori di livello terziario, nel settore specifico del contratto di lavoro.
Infine, i dirigenti o specialisti nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono qualificarsi con almeno tre anni di esperienza professionale pertinente acquisita nei sette anni precedenti la domanda. Tutta la documentazione proveniente da paesi non Ue deve essere autenticata, legalizzata o apostillata e corredata da traduzione giurata in italiano.
Comprendere e dimostrare accuratamente questi specifici requisiti è essenziale per chiunque aspiri a intraprendere il percorso del nomadismo digitale o a lavorare da remoto dall’italia.
Scenari tipici / Casi studio
Gli scenari tipici sono stati elaborati da una fusione delle fattispecie più significative di immigrazione corporate che lo Studio tratta abitualmente, al fine di creare un caso strutturato e complesso, utile al lettore per orientarsi nella gestione del proprio caso personale. I casi studio illustrano invece vicende singole, realmente trattate, con dati e dettagli anonimizzati per garantire la riservatezza dei clienti.
Professionista USA sceglie l’Italia: residenza elettiva ottenuta e futuro pianificato
Professionista americana ottiene il visto per residenza elettiva mantenendo i legami con gli USA. Assistenza integrata dalla strategia legale alla ricerca dell’immobile.
Artista lirico USA ottiene il nulla osta in 7 giorni
Artista operistico americano con contratti già sottoscritti presso un teatro italiano. Nulla osta al lavoro autonomo ottenuto in tempi urgenti per rispettare gli impegni professionali.
Cliente USA acquista immobile a Roma: compravendita sicura
Cittadina americana assistita nell’acquisto di un immobile a Roma. Criticità urbanistiche e vincoli contrattuali identificati e risolti prima della firma, operazione conclusa tramite procura notarile.
Diniego del visto per residenza elettiva: ricorso al TAR ribalta la decisione del Consolato
Cittadino sudafricano con patrimonio immobiliare internazionale e rendite documentate. Visto per residenza elettiva negato dal Consolato di San Paolo con motivazione generica: ricorso al TAR per il Lazio.
Trasferirsi in Italia per lavoro qualificato: il caso di successo di un professionista del settore tech
Consulente tecnologico dal Regno Unito con nuova collaborazione presso società internazionale a Milano. Canale d’ingresso per professionista extra-UE, visto per lavoro qualificato, permesso di soggiorno e relocation completa.
Investitore americano: da New York a una villa in Toscana
Operazione immobiliare cross-border con relocation completa. Acquisto proprietà di pregio, posizione fiscale, residenza e iscrizione sanitaria gestiti a distanza.
Coppia canadese: proprietà per il ritiro in Puglia
Da Toronto alla Valle d’Itria. Acquisto masseria con criticità catastali, regime flat tax 7% sulle pensioni estere, visto per residenza elettiva e transizione sanitaria.
Imprenditore britannico: apertura attività a Milano
Post-Brexit, un imprenditore tech londinese apre sede operativa a Milano. Percorso migratorio da extracomunitario, costituzione società e pianificazione fiscale.
Pensionato svizzero: regime flat tax 7% nel Sud Italia
Dirigente bancario da Zurigo alla Calabria. Gestione pilastro previdenziale svizzero, Convenzione Italia-Svizzera e cancellazione dal registro contribuenti cantonale.
Coppia americana: progetto di ritiro in Abruzzo con visto e flat tax
Dal Connecticut all’Abruzzo. Visto per residenza elettiva, flat tax 7% coordinata con obblighi IRS e FATCA, transizione da Medicare al SSN italiano.
Coppia tedesca: da Monaco di Baviera a Tropea
Pensionati ingegneri dal settore automotive bavarese. Gestione pensione a più livelli, Convenzione Italia-Germania e regime agevolato 7%.
Startup tech: apertura filiale italiana per il mercato EU
SaaS dalla Bay Area apre sede a Milano. SRL startup innovativa, Carta Blu UE per il team, transfer pricing, regime impatriati e conformità GDPR.
Brand di moda: ufficio di rappresentanza a Milano
Brand premium newyorkese apre presidio a Milano. Strutturazione per evitare stabile organizzazione, trasferimento direttrice creativa e gestione showroom.
Azienda manifatturiera: trasferimenti ICT in Italia
Multinazionale giapponese trasferisce 3 figure chiave in Piemonte. Permessi ICT per manager e specialista, coordinamento consolare e regime impatriati per tutti i dipendenti.
Come lo Studio Legale Internazionale Boschetti può farvi ottenere il visto per nomadi digitali in Italia

Ottenere il visto per nomadi digitali e il successivo permesso di soggiorno in italia è un processo che, sebbene diretto in alcune fasi, presenta requisiti stringenti e richiede la preparazione di una documentazione specifica e complessa. Boschetti Studio Legale, con la sua profonda esperienza nel diritto internazionale e nell’immigrazione, è il referente ideale per affrontare con successo questo percorso che riguarda il vostro futuro.
Il nostro team offre una consulenza specializzata, iniziando con una prima valutazione online del vostro caso, per determinare l’eleggibilità e identificare la documentazione necessaria. Vi guideremo attraverso ogni fase, dalla raccolta dei documenti che dimostrano la vostra alta qualificazione e il reddito richiesto, alla verifica dell’idoneità della vostra assicurazione sanitaria e sistemazione alloggiativa, fino alla preparazione del contratto di lavoro o della proposta vincolante per i lavoratori da remoto.
La nostra competenza assicura che tutti i documenti, soprattutto quelli provenienti da paesi extra-Ue, siano correttamente legalizzati, apostillati e tradotti, evitando intoppi nella procedura. Assistiamo nella presentazione della domanda presso l’ufficio diplomatico consolare e, una volta in Italia, vi supportiamo nella richiesta del permesso di soggiorno presso la Questura entro otto giorni lavorativi dall’ingresso, tutelando la vostra posizione anche riguardo agli aspetti tributari e fiscali.
Con Boschetti Studio Legale potete affrontare con serenità il processo per lavorare in Italia come nomade digitale e iniziare la vostra esperienza per vivere come nomadi digitali in italia, beneficiando della nostra expertise per superare gli ostacoli normativi e le complessità burocratiche.
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Giorno: Lunedì – Venerdì
Orari: 9.00-13.00 / 16.00-20.00
Il visto per nomadi digitali in Italia richiede un reddito annuo minimo di circa 28.000 euro lordi, dimostrabile tramite contratti di lavoro remoto, fatture, estratti conto o dichiarazioni fiscali del paese di origine. Il richiedente deve lavorare per un datore di lavoro estero o come freelance per clienti fuori dall’Italia.
La domanda si presenta al consolato italiano nel paese di residenza. Serve anche un’assicurazione sanitaria valida, un alloggio in Italia e la prova che l’attività lavorativa è svolta interamente da remoto. Il visto ha durata iniziale di un anno, rinnovabile.
Il trasferimento intra-societario (ICT) consente a manager, specialisti e tirocinanti di un’azienda extra-UE di lavorare nella sede italiana della stessa azienda o del gruppo. La procedura prevede il rilascio del nulla osta al lavoro tramite lo Sportello Unico per l’Immigrazione e il successivo visto ICT al consolato.
Il permesso ICT ha durata massima di 3 anni per manager e specialisti, 1 anno per tirocinanti. Non rientra nelle quote del decreto flussi. L’azienda deve dimostrare il rapporto societario con la sede estera e il ruolo del lavoratore distaccato.
Il riconoscimento del titolo di infermiere ottenuto fuori dall’UE richiede un decreto del Ministero della Salute, previo parere della conferenza dei servizi. Il professionista deve presentare il titolo originale con traduzione giurata, legalizzazione o apostille, e il programma di studi dettagliato.
Se il titolo non è pienamente equiparato, il Ministero può richiedere una prova attitudinale o un tirocinio compensativo. Dopo il riconoscimento, serve l’iscrizione all’OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche) della provincia di residenza. I tempi medi vanno da 6 a 12 mesi.
Sì, il rifiuto del visto per lavoro autonomo è impugnabile con ricorso al TAR del Lazio entro 60 giorni dalla notifica del diniego, oppure con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni. Il ricorso al TAR consente anche la richiesta di sospensiva.
I motivi di rifiuto più frequenti: reddito insufficiente, documentazione incompleta, mancata dimostrazione della sostenibilità economica dell’attività. L’avvocato valuta la fondatezza del ricorso e, se il vizio è sanabile, può essere più efficace presentare una nuova domanda corretta.
La Carta Blu UE conviene nella maggior parte dei casi: richiede un contratto con retribuzione annua lorda di almeno 1,5 volte il salario medio nazionale e un titolo di studio superiore o esperienza professionale equiparata. Offre vantaggi significativi rispetto al visto di lavoro ordinario, tra cui mobilità intra-UE e percorso accelerato verso il permesso di lungo periodo.
Il visto ordinario rientra nelle quote del decreto flussi e ha tempi più lunghi. La Carta Blu è fuori quota, ha procedura semplificata e consente il ricongiungimento familiare immediato. Per profili altamente qualificati è lo strumento più vantaggioso.