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Vuoi lavorare in Italia da libero professionista? Ecco cosa devi sapere

Sempre più professionisti stranieri decidono di trasferirsi in Italia per avviare un’attività in proprio, attratti dalla qualità della vita, dalla bellezza dei luoghi e da un crescente ecosistema freelance. Ma come funziona il trasferimento in Italia per chi vuole lavorare in autonomia? E soprattutto, quali sono i requisiti per lavorare in Italia da libero professionista in modo legale?

Questa guida passo-passo ti aiuterà a orientarti tra visti, permessi di soggiorno e apertura della partita IVA, per iniziare con chiarezza e sicurezza la tua nuova vita professionale in Italia.

Ottenere il visto per lavoro autonomo: primo passo per il trasferimento

Il primo ostacolo da superare per un freelance in Italia proveniente da un Paese extra-UE è l’ottenimento del visto per lavoro autonomo. Questo visto è pensato per chi desidera lavorare in forma completamente autonoma o in qualità di collaboratore di un’azienda italiana.

Per ottenerlo, sono indispensabili taluni requisiti:

  • Lo straniero deve avere risorse economiche sufficienti per avviare e svolgere l’attività professionale nel Paese. A tal proposito, l’art. 39 del d.P.R. n. 394/1999 prevede che la Camera di Commercio certifichi i parametri di riferimento relativi ai mezzi finanziari necessari.
  • Inoltre, è richiesto il possesso dei requisiti previsti dalla normativa italiana per esercitare l’attività specifica, inclusa l’iscrizione a registri o albi professionali, se obbligatoria.
  • È necessaria anche una dichiarazione dell’autorità competente, rilasciata non oltre tre mesi prima, che confermi l’assenza di impedimenti al rilascio dell’autorizzazione o della licenza per svolgere l’attività in questione.
  • Il richiedente deve inoltre dimostrare di disporre di un alloggio idoneo, attraverso un contratto di locazione o acquisto, oppure tramite una dichiarazione, resa personalmente o da un cittadino italiano o straniero regolarmente residente, che confermi la disponibilità dell’alloggio.
  • Infine, è richiesto un reddito lecito superiore alla soglia prevista dalla legge per l’esenzione dal contributo alla spesa sanitaria. Questo requisito può essere soddisfatto dimostrando un reddito equivalente percepito nel Paese di origine nell’anno precedente alla richiesta, oppure – se il visto è richiesto per ricoprire cariche societarie – attraverso una dichiarazione del rappresentante legale della società che garantisca un compenso superiore alla soglia stabilita.
  • Il visto per lavoro autonomo può inoltre essere richiesto da cittadini stranieri che ricoprano, all’interno di società per azioni, a responsabilità limitata o in accomandita per azioni attive da almeno tre anni, ruoli come presidente, amministratore delegato, membro del consiglio di amministrazione o revisore dei conti.

Un esempio pratico: Ana, consulente di marketing digitale dalla Colombia, ha presentato un business plan dettagliato per lavorare con clienti italiani e internazionali, allegando contratti già avviati e un estratto conto a sostegno della sua richiesta. Il suo visto per lavorare in Italia è stato approvato dopo circa due mesi.

Richiedere il permesso di soggiorno per lavoro autonomo

Una volta ottenuto il visto e arrivato in Italia, hai otto giorni lavorativi per richiedere il permesso di soggiorno per lavoro autonomo. Questa procedura si svolge presso la Questura del luogo in cui risiedi.

I documenti richiesti includono:

  • passaporto valido con visto
  • copia del contratto d’affitto o prova di alloggio
  • codice fiscale italiano
  • assicurazione sanitaria
  • la ricevuta del pagamento del contributo per il permesso

È importante seguire attentamente i passaggi, poiché un errore può rallentare l’intero processo. In questa fase, molte persone scelgono di farsi assistere da un commercialista o da un’agenzia per stranieri specializzata.

Apertura della partita IVA per gli stranieri: come lavorare legalmente

Il passaggio chiave per iniziare a lavorare in Italia da libero professionista è l’apertura della partita IVA per gli stranieri. È il codice fiscale che ti identifica come lavoratore autonomo per lo Stato italiano.

Puoi aprirla gratuitamente presso l’Agenzia delle Entrate, scegliendo il regime fiscale più adatto (es. forfettario per chi guadagna meno di 85.000 euro l’anno).

Esempio reale: Omar, sviluppatore web marocchino, ha aperto la sua partita IVA con il supporto di un commercialista, scegliendo il regime forfettario. Ora lavora per clienti italiani e francesi, pagando una tassazione agevolata nei primi anni di attività.

Ricorda che per alcune professioni regolamentate (come medico, avvocato, architetto) potresti dover iscriverti anche a un albo professionale italiano.

Vivere e lavorare in Italia da straniero: cosa considerare

Oltre agli aspetti legali, è importante conoscere anche la parte umana del vivere e lavorare in Italia da straniero. Capire la cultura lavorativa, imparare la lingua e costruire una rete di contatti locali sono elementi chiave per sentirsi integrati e ottenere successo.

Partecipa a eventi di networking, sfrutta i coworking nelle grandi città, esplora i vantaggi dei piccoli borghi italiani che offrono incentivi ai lavoratori autonomi stranieri. Ogni scelta può rendere più ricco e stabile il tuo percorso professionale.

Autore

Avv. Federico Migliaccio

Avvocato, Foro di Roma · Studio Legale Internazionale Boschetti

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Roma dal 2017. Dal 2022 membro dello Studio Legale Internazionale Boschetti, si occupa di diritto dell’immigrazione con focus su residenza elettiva, visto per investitori e riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.

Albo Avvocati di Roma

Laurea LUISS Guido Carli

Diritto dell’Immigrazione

Cittadinanza Iure Sanguinis

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